[ Avatar ]

La storia – Jake Sully, ex Marine costretto sulla sedia a rotelle, viene ingaggiato per “pilotare” un Avatar, un corpo comandato a distanza realizzato con un mix di Dna alieno e umano. Il coraggio di Jake salverà un Mondo di cui ignorava l’esistenza: Pandora.

Forma vs substantia. A dodici anni dal suo ultimo film, Titanic, James Cameron torna sul grande schermo con una storia in cantiere dal 1995, rivoluzionando il concetto di “fare cinema”. Con la tecnica della performance capture l’interpretazione dell’attore è trasferita in digitale per espanderla, plasmarla e darle nuova forma, consegnando allo spettatore in sala un’esperienza visiva magnifica e travolgente, soprattutto se si sfrutta il 3D. La percezione che se ne ha è di un tripudio, rivoluzionario, di tecniche digitali che sembra preludere ad una nuova era cinematografica, come avvenne nel post Guerre stellari.

Se si scava in profondità, sotto la conturbante coltre digitale si trova un film che tenta di spiegare il difficile dualismo esistenza-realtà incespicando in una narrazione da blockbuster movie, dove i personaggi sono solo abbozzati e l’azione procede come una pallina su un piano inclinato: scivola giù inesorabilmente. Pregi e difetti di un film ambizioso, indubbiamente (r)innovatore.

Dario Cortimiglia

17 Commenti a “Avatar”

  1. Bruno scrive:

    Aspetto con ansia il prossimo numero dei Duellanti. Spero [e credo] sia dedicato a questo film. Un film che segna una svolta nel modo di fare e pensare il cinema..

  2. Davide Nuzzi scrive:

    Ciao Duellanti. Premetto che non ho ancora visto il film.
    Dopo tutte le voci che corrono in questi giorni sul fatto che Avatar sia il futuro del cinema, l’innovazione ecc.., vorrei porre un quesito : Siamo sicuri che Avatar sia il Nuovo?
    A livello tecnico riprende il processo produttivo gia esistente nel mondo dei videogame, la narrazione e la trama sono gia stati ampiamente e attualmente utilizzati sia nel cinema che nel mondo videoludico.
    Certo, è un valore aggiunto al 3D, ma poi?

  3. dario cortimiglia scrive:

    @ davide: per ovvi motivi redazionali non è possibile scrivere tutto quanto si vorrebbe inserire nell’articolo, è pur sempre un commento a caldo. Credimi però, questo film segna una svolta nel modo di pensare e fare cinema. Al di là della perfomance capture, tecnica comunque già usata in passato, Cameron usa altre 2 “piccole” innovazioni:
    - la virtual camera, che gli ha permesso di “vedere” la versione digitale degli attori contestualmente alla loro recitazione nel “Volume” (lo spazio vuoto dove recitavano).
    - la Simul-cam, con la quale Cameron è stato in grado di integrare in tempo reale i personaggi e gli ambienti della grafica computerizzata con le sequenze live action e di vedere il risultato nell’oculare della Fusion camera.
    E l’altra incredibile novità è il montaggio: di solito effettuato in post-produzione, per Avatar è stato fatto in PRE PRODUZIONE. Cameron e montatori hanno iniziato a tagliare le sequenze catturate all’inizio durante la pre produzione.
    Che poi il film sia bello o brutto è un discorso a parte, ma sotto il profilo tecnologico è strabiliante.

  4. Davide Nuzzi scrive:

    Grazie mille. Ora mi è tutto più chiaro.
    Adesso non mi resta che guardarlo.

  5. Lorenzo Mosna scrive:

    Caro Dario, già che ci sono ti chiedo: cosa rispondi all’ironia che viene fatta in questi giorni sul web riguardo al fatto che la trama di Avatar è curiosamente molto simile a quella di Pochaontas? Il film lo vedrò a breve ma mi interessava una tua opinione in merito.

  6. dario cortimiglia scrive:

    Ciao Lore, sinceramente non mi era venuto in mente Pochaontas, ma man mano che il film va avanti gli accostamenti ad altri film spuntano come funghi e di ironia se ne può fare. Da quello che ho potuto capire, e vedere, il sign. Cameron se n’è stato buono dal ‘95 a oggi aspettando il momento propizio in cui la computer grafica avrebbe potuto sopperire alle lacune della sceneggiatura. Attendo ora i responsi Golden Globe e Oscar…

  7. Clementine scrive:

    sulla questione “forma vs substantia” si è pronunciato anche il New Yorker, in un articolo abbastanza divertente che, forse, vale lo sforzo della traduzione:
    http://www.newyorker.com/online/blogs/books/2010/01/black-white-blue.html#entry-more

  8. Clementine scrive:

    Chiedo scusa per l’ennesima citazione, ma ho pescato quest’articolo sul blog di minimum fax. mi pare che tenti di dare una risposta alla domanda di Lore, e che rilanci (anche se in altro senso) la perplessità di Davide

    http://minimaetmoralia.minimumfax.com/2010/01/15/il-vaso-di-pandora/#more-1535

  9. Alessandro scrive:

    Caro Dario, Ho visto ieri il film e sono rimasto veramente colpito dalle nuove tecnologie utilizzate da Cameron e da come sia stato in grado, a mio avviso, di utilizzare e dare un senso al 3d. Riguardo alle possibili citazioni, non ritieni che forse più che a Pochaontas Avatar sia accostabile a Princess Mononoke (Miyazaky)? Mi riferisco soprattutto al rapporto tra progresso e natura.
    Grazie

  10. Davide Nuzzi scrive:

    Ciao a tutti.
    Grazie Clementine per aver riportato un articolo che riprende le mie perplessità.
    Ora che ho visto Avatar ho ridato senso anche io, alle mie perplessità, trovando, forse, una “via di uscita”.
    Avatar è un film innovativo sotto molteplici punti.
    Il primo come diceva Dario è la tecnologia e lo spostamento del montaggio. In futuro se ricollegati a determinate tecniche videoludiche, “fare cinema” diventerà un’altra cosa. Il 3D è estetica.
    Il secondo punto riguarda la narrazione e la messa in scena. Come dicevo e molti stanno dicendo, Avatar è un pastice di generi, situazioni, archetipi gia visti. Ma negli ultimi tempi cinematografici non è l’unica pellicola a farlo. Quindi mi è venuto spontaneo chiedermi se questo non è, o non sarà una “futura” narrazione cinematografica(pongo anche a voi lo stesso quesito). Non più basata sulla contaminazione, ma su uno stadio successivo quale può essere la fusione. E a mio avviso Avatar sancisce pienamente questo passaggio.
    Alla luce di ciò mi viene in mente lo studio-pensiero del Professor Canova riguardo ad uno dei problemi del nostro tempo:”siamo ancora capaci di pensare a quello che vediamo o se vediamo sempre e solo cio che gia pensiamo”. Il film di Cameron sembra suggerirci la risposta dando una nuova forma alla creatività.
    Anche se quest’ultima può essere frutto anche della formula per stabilizzare il mercato dell’enterteinment data dall’economia, quale è la serialità.
    Dopo tecnologia e narrazione Avatar è innovativo anche per quanto riguarda l’attorialità o meglio: il corpo.
    Nel cinema postmoderno il corpo è stato ed è, pesantemente afflitto da una vergogna prometeica tanto da sentirsi inadeguato rispetto alle tecnologie che lo circondano. Se Matrix riportava come soluzione, la crescita interiore, Avatar la smentisce proponendo il “cyberspazio” di Pandora per superare l’handicap. Non a caso il protagonista è sulla sedia a rotelle. E’ il simbolo di una condizione del corpo attoriale che può “riabilitarsi” solo tramite un avatar.
    Quindi sotto questo terzo punto, credo più debole rispetto quelli sopra, il film di Cameron sancisce una possibile nuova via (anche il mondo dei replicanti lo fa, anche se è piu rivolta al sociale)
    Tutto era gia in nuce nel cinema precedente. Avatar sembra essere la fase finale che contiene internamente un possibile nuovo stadio.
    Detto questo, le innovazioni al nostro occhio che ha gia visto, risultano anche il punto debole di questo film. Forse perchè anche perchè abbiamo bisogno di vedere qualcosa di realmente nuovo e sconosciuto piuttosto che una forma nuova frutto di fusione.
    Chiaramente è tutto da approfondire.
    Duellanti cosa ne pensa in merito?
    Grazie

  11. Lorenzo Mosna scrive:

    Nessuno ha notato che nel film non esiste una singola inquadratura che sia pan-focus?

  12. Fabrizia Malgieri scrive:

    Il discorso che correttamente faceva Davide sul corpo dell’attore, a mio parere, viene assolutamente sancito dal finale (a cui, per ovvie ragioni, non farò riferimento esplicito, ma chi ha visto il film capirà le mie parole). Siamo forse arrivati a quel capolinea di cui, anni fa, ci aveva in qualche modo avvisato Andrew Niccol nel suo “S1mOne”? Non avremo più bisogno di attori?! Invece, secondo me, la tecnica della performance capture non annulla il corpo dell’attore, lo esalta: da semplice ammasso di pixel, l’avatar del film si endovena di vita grazie al movimento dell’attore che, in misura maggiore rispetto al passato, diventa pienamente corpo nella sua presenza-assenza. Probabilmente da un punto di vista narrativo “Avatar” non ci porta a nulla di innovativo (verissimo il paragone con “Pochaontas”), ma in quanto a modo di intendere la corporalità…ragazzi, siamo di fronte ad una nuova era.

  13. alejo scrive:

    Dopo anni di preparazione, Cameron torna al cinema con un film che può essere considerato la summa di tutto il cinema d’avventura e fantascientifico realizzato da quando esiste quest’arte. Una storia canonica (e a tratti scontata) fa da sfondo ad una sarabanda di effetti speciali, veri protagonisti della pellicola. L’occhio è messo a dura prova per oltre due ore da continue esplosioni di colore, esseri sconosciuti e meravigliosi, sequenze epiche degne dei migliori kolossal ed anche di più. E’ il film più spettacolare mai prodotto fino ad oggi, supportato anche dall’effetto 3D che dona all’immagine una profondità assolutamente inedita e realistica.

    I 237 milioni di dollari spesi per la realizzazione del film sono stati sicuramente ben sfruttati da Cameron, che ha dato vita ad un nuovo mondo e ad un nuovo popolo in poco più di due ore di film. Sebbene la seconda metà sia praticamente una lunga sfilza di sequenze d’azione altamente spettacolari (ma quindi di poca sostanza), la prima parte presenta ottimamente i personaggi ed il pianeta sconosciuto, coinvolgento non poco lo spettatore nella scoperta di questo straordinario “Nuovo Mondo”; in effetti non è difficile vedere in questo film una rivisitazione futuristica del Far West, con Cow-boys in guerra con gli Indiani . Ci sono poi vari prestiti dai classici dell’avventura (Tarzan in primis) ed una buona dose di autocitazionismo, in rifermento ad Aliens (i robottoni ed ovviamente il personaggio di Sigourney Weaver). La nuova tecnologia denominata “Performance Capture” è talmente stupefacente che non si nota differenza fra la recitazione degli attori in carne ed ossa e le loro controparti blu, soprattutto riguardo le mimiche facciali. L’effetto 3D è così realistico grazie alla tecnologia appositamente sviluppata denominata “Reality Camera System” che (da Wikipedia) “consiste in due cineprese digitali ad alta definizione affiancate, che riprendono contemporaneamente la stessa immagine ma con due prospettive leggermente diverse, così da simulare i due occhi della vista umana e quindi cogliere anche le informazioni di profondità”.
    Avvincente e coinvolgente, non privo di messaggio, per quanto non particolarmente originale (antimilitarismo e rispetto dell’ambiente), Avatar è sicuramente un capolavoro dei nostri tempi ed il film con cui Cameron ha definitivamente lasciato la sua impronta nel cinema mondiale. Merita tutto il suo successo, ed è raccomandabile vederlo in 3D per gustarlo appieno. Sarà la nuova pietra di paragone con cui i futuri film di animazione dovranno confrontarsi, e sarà una lotta dura. Putroppo nella seconda metà un occhio ormai affaticato potrebbe stancarsi del tripudio di effetti speciali, col risultato che molte scene straordinarie potrebbero essere viste distrattamente.
    Ottima fotografia e colonna sonora funzionale, anche se non particolarmente memorabile.

  14. Alessandro Costantino scrive:

    Concordo (quasi) in pieno con alejo. Ho visto il film oggi per cui non posso essere abbastanza obiettivo: con la mente sono ancora a Pandora.

    Riguardo al dilemma forma vs. sostanza, per quanto mi riguarda la forma è anch’essa contenuto.

    Tra i miei punti saldi nella fruizione del cinema c’è quello che pone l’intreccio prima della fabula: Kill Bill ha una trama piuttosto banalotta, qualcuno si sognerebbe mai di dire che è un film mediocre? Certo, Avatar manca della brillante sceneggiatura di Tarantino, ma il succo è lo stesso: in poco più di due ore è riuscito a creare un mondo credibile dominato dalle sue leggi.
    Ah, e questo mondo è anche incantevole.

    Sono felice del suo successo, sono ancor più felice nell’apprendere che Cameron ci porterà nuovamente su Pandora. Il parallelismo fatto da Spielberg con Star Wars è (stranamente) calzante: il primo episodio della saga aveva tutte le qualità e i difetti di questo Avatar, come la storia ha dimostrato sarebbe stato un delitto stare a soffermarsi sulla pochezza della trama.

    In ogni caso, volendo soffermarsi su questo punto, le analogie più forti le ho riscontrate con un romanzo che ha sempre ossessionato i pensieri di Cameron (e i miei): Dune.

    Che il lavoro, o meglio, l’opera di Cameron sia a sua volta un avatar di qualcos’altro? Un Avatar di Dune, di Pocahontas, di Balla coi lupi?

  15. Roberto scrive:

    Il problema di Avatar è che è deludente: cattura nella prima parte per la straordinaria ricostruzione del pianeta Pandora e la presentazione dei personaggi e della vicenda, ma non mantiene le promesse nella seconda parte, in quanto lo sviluppo narrativo è banale. La cosa più sconcertante è che un film che fin dal titolo pone il tema del rapporto del soggetto con il corpo, non provi neanche a svilupparlo (pensate a cosa avrebbe potuto fare Cronenberg con un soggetto simile!)

  16. Fabrizia Malgieri scrive:

    Come non è stato sviluppato? E il finale del film come lo spieghi? :) E’ l’unico motivo forte di tutto il film! Lo sviluppo narrativo è incredibilmente banale e su questo siamo d’accordo. Ma sulla questione del rapporto corpo-avatar, sinceramente, mi sembra che sia stata fatta un’operazione molto interessante..(rimando al mio commento di qualche riga fa).

  17. Roberto Simeoni scrive:

    Sì, avevo letto quel tuo commento … tutta qui la novità? Ma non c’erano arrivati prima altri: su tutti la coppia Zemeckis/Carrey con “A Christmas Carol”?

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