[ Un amore all’improvviso ]

La storia – Quella di Henry, bibliotecario di Chicago esperto di libri rari costretto da un’anomalia genetica a viaggiare involontariamente attraverso il tempo, e di Clare, una giovane artista che da quando è bambina lo incontra segretamente nel loro luogo magico, diventando in futuro la compagna esclusiva della sua vita.

Un atto di fede. Un lungo e necessario atto di fiducia da accordare alla messinscena, che coinvolge non soltanto i soggetti protagonisti ma anche quelli spettatoriali, i quali fin dall’incipit si trovano proiettati in una dimensione non facilmente decodificabile. Se a Clare si chiede di credere senza esitazioni alla condizione in cui versa Henry e a ciò a cui viene ripetutamente sottoposto, al pubblico si domanda uno sforzo ulteriore: non solo accettare i paradigmi di un mondo verosimile, ma le incongruenze di una narrazione che spesso tralascia dettagli significanti alla comprensione dell’intero arco drammaturgico. E se il titolo – benché l’originale, che riprende quello del romanzo da cui il film è tratto (La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo) sia indubbiamente più esplicativo – induce alla commedia sentimentale, ben presto si comprende quanto le logiche che ne sottendono la costruzione siano in parte state sovvertite. A partire dalla scena di apertura, dove i movimenti di macchina – prima sull’asse verticale, seguendo la direttrice cielo-terra, e immediatamente dopo lungo quello orizzontale, giocando su false soggettive, sguardi in camera e improvvisi scarti temporali – ci riconducono all’interno di un’auto in cui madre e figlio si apprestano a rincasare. Ma ecco che la vettura esce di strada, ruota ripetutamente su se stessa per finire travolta da un altro mezzo in corsa. Quel che appare come una conclusione assume però i connotati di uno sconcertante inizio: il piccolo Henry ricompare nudo sul bordo della strada, un uomo al suo fianco – che dice di essere egli stesso quarantenne – gli svela la natura del suo essere viaggiatore nel tempo. Disagio, solitudine, senso di impotenza e di frustante rimorso per non riuscire a sottrarre la madre al suo disperato destino, la vita di Henry pare senza tregua e senza sosta. Solo l’incontro con Clare, con ciò che rappresenta, cambierà la sua prospettiva, il suo essere nel mondo: «Non ho mai desiderato qualcosa che non riuscissi a sopportare di perdere, ma ora è troppo tardi, non mi sento più solo».

Elena Canavese

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