[ The Informant! ]

La storia – Il biochimico Mark Whitacre, bugiardo compulsivo e personalità bipolare, diventa collaboratore dell’FBI per denunciare le macchinazioni della multinazionale per la quale lavora.

Proprio come il suo protagonista – personaggio tra l’incredibile e l’inquietante, effettivo attore delle vicende che il film drammatizza – anche The Informant! soffre in apparenza, più che di una tendenza alla bugia patologica, di una schizofrenia tra quello che è realmente e l’immagine di sé che vuole presentare al suo pubblico. Perché tanto Mark Whitacre è ossessionato dal voler dare a chi gli è vicino l’immagine di un uomo suadente, altruista e ingenuo al limite dell’essere sprovveduto, nonostante la meticolosa strategia che porta avanti più o meno coscientemente per fare i propri interessi economici e non, tanto quella di Soderbergh è un’opera che, sotto un’apparenza studiatamente lieve e scanzonata, pare porsi e porre domande scomode e purtroppo assai attuali.
Depurato dalle situazioni comiche e vagamente coeniane, oltre che dai riferimenti stilistici che – a dispetto del setting degli anni Novanta – richiamano esplicitamente cinema e sit-com dei Settanta, The Informant! riflette con scaltra e non del tutto incosciente consapevolezza su due elementi ormai costitutivi di molti, troppi sistemi di relazione sociale, economica e politica: per l’appunto la menzogna reiterata tanto da farsi soggettiva verità e l’ossessione per l’immagine di sé trasmessa al prossimo.
Whitacre vive una patologica condizione nella quale queste due ansie si fondono e s’intrecciano al punto da arrivare a rappresentare un limite invalicabile persino a se stesso, una deriva tanto estrema da far perdere il contatto con quella realtà che si voleva manipolare. Ma le manipolazioni, e in questo The Informant! è chiaro e lucido nella sua sottile esposizione, non riguardano solo il personaggio ma sono anche, se non primariamente, quelle dei sistemi nei quali è inscritto: quello economico della corporation per cui lavora, impegnata nella strutturazione di un cartello occulto sui prezzi delle materie che produce, persino quello giudiziario e politico delle agenzie e delle procure con cui collabora, che accecate dall’ansia di portare a segno il colpo grosso ignorano scientemente tutte le sue ovvie ed evidenti contraddizioni.
Quello di The Informant! è un mondo dove la verità, l’oggettività, i fatti sono inconoscibili e inafferrabili. È il nostro mondo, in cui i riferimenti tradizionali non sono più credibili e capaci depositari di una fiducia e un’attendibilità alla quale si è troppo spesso inconsciamente rinunciato: per stanchezza, per voglia di essere, per comodità. E il grande mistero di Whitacre, di un uomo ormai incapace di (ri)conoscere se stesso, che non si lascia sconvolgere nemmeno in quell’attimo di faticosa ma illuminante consapevolezza e coincidenza tra il suo interno e il suo esterno, è forse allora quello di una società che troppo spesso si è abbandonata all’illusione di ciò che voleva e poteva essere ignorando invece ciò che era e il vicolo angusto e forse cieco nella quale si stava incanalando per paura di reagire e sconfessarsi.

Federico Gironi

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