Polpettone alla “Moana”

Pubblicato sotto "Serialmente" il 7 dicembre 2009
Nella foto, V. Placido in "Moana"

Nella foto, V. Placido in "Moana"

Ingredienti:

La Carne
Due meloni
Una patata

Di Moana ho un vago ricordo. Una sigla che faceva Ti amo. Ti amo. Ti a-a-Moana. Sapevo che di mestiere “faceva la donna nuda” ma ero troppo piccolo per capire. Dio benedica Internet che ci consente di godere delle stesse gioie dei nostri padri. I porno di Moana sono come una vecchia canzone degli Who: una cosa che è più piacevole scoprirla che ritrovarla. La serie televisiva di Sky è arrivata provocando un estro di voyeurismo erotico che in tv non si vedeva da anni. Trovare sullo schermo contemporaneamente i simulacri di Moana, Ilona e Baby Pozzi è un orgasmo scopico, una di quelle gioie che non provavo da quando Star Trek mise il comandante Data, Stephen Hawking, Isaac Newton e Albert Einstein a giocare a poker. Porno e sci-fi: roba da nerd.

Eppure questa Moana murdochiana ha deluso. Ha deluso nella sua asensualità, nel suo accento romano, nel suo raccontarsi diva e non donna. Nel farsi prostituta per inseguire un sogno cinefilo. Nella sua leggenda intoccabile e indissacrabile. Moana era una donna mitizzata, non mitica. Questa fiction in qualche modo ci propone quello che Moana non era e, forse, quello che non avrebbe voluto essere: un’icona. La profana dea del sesso.

Lorenzo Mosna

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