[ G-Force – Superspie in missione ]

La storia – Un gruppo di spie altamente specializzate composto da tre porcellini d’India, una mosca e una talpa tiene nelle proprie zampe il destino del mondo…

Altro che spin doctor, i politici dovrebbero farsi scrivere i discorsi da chi prepara i pressbook dei film animati: “mai prima d’ora”, “nessuno ha ottenuto gli stessi risultati”, “abbiamo fatto un lavoro straordinario”… Anche per G-Force – Superspie in missione le cose vanno allo stesso modo, anche se bisogna ammettere che l’esito dal punto di vista tecnico è notevole: il fotorealismo degli animali è ottimo (dopo l’esordio in The Abyss Yeatman è diventato un pluripremiato supervisore degli effetti speciali) e anche l’integrazione tra attori in carne e ossa e personaggi animati è quasi impercettibile. Poi c’è il 3D, che attualmente dà una passata di smalto su ogni cosa. E nell’entusiasmo fa esclamare qualche enormità del tipo: “la proiezione digitale è superiore a tutto ciò che l’ha preceduta”. In ogni caso la storia è simpatica e divertente nella sua prevedibilità: gli animali sono ottimi agenti, a dispetto persino del loro senso dell’umorismo grosso e frusto da pellicola per adolescenti più o meno cresciuti – toilet humour dicono gli anglofoni. Tutto diventa comprensibile se si considera che non si sta parlando di un film ma di un prodotto. Sotto questo punto di vista G-Force è perfetto come lo sono tutti i prodotti di Jerry Bruckheimer, probabilmente l’unico produttore contemporaneo il cui nome è ricordato anche dagli spettatori più distratti. I suoi film e serie televisive portano nei titoli di testa il suo nome con lo stesso (se non maggiore) risalto dato al regista e questo dice tutto su chi decide cosa (e naturalmente mette becco anche sul come). Il 3D costa ma è l’investimento del futuro, non solo per il cinema ma anche per la televisione. Come tutte le cose costose dev’essere un investimento fruttuoso e Bruckheimer è stato finora capace di conciliare l’incasso con un guizzo di originalità. Liquidato tanto tempo fa Katzenberg, la Disney non poteva scegliere meglio: la filosofia di vita è la stessa, ma con maggiore stile. Non è il caso di essere ingenui: ci vogliono prodotti come G-Force per produrre film come Up. La missione dei porcellini d’India è un po’ sporca ma essenziale, perciò non chiediamo loro più di quanto possono dare.

Anna Antonini

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