[ Bandslam – High School Band ]
La storia – Trasferitosi in una città del New Jersey, l’adolescente Will impara ad affrontare le sue paure, trovando nella musica un potente motore di socializzazione. Riuscirà il gruppo di cui è diventato “manager” su richiesta della compagna di scuola Charlotte a vincere il concorso rock “Bandslam”?
Con Bandslam – High School Band il regista e sceneggiatore Todd Graff si cimenta in un brillante tentativo di decostruire gli stereotipi propri della teen comedy americana. Quali ingredienti miscelare per rendere più fresco il sapore di un genere spesso troppo edulcorato? L’operazione di riscrittura affonda le radici nella messa a punto di personaggi credibili e di spessore, che tra le insidie e i sogni dell’adolescenza affrontano insieme un percorso di crescita. Will è il classico ragazzo imbranato, timido ma testardo. Attraverso la catarsi della musica uscirà dal proprio guscio per condividere le sue conoscenze teoriche e tradurle in pratica, fino a trasformarsi nel “direttore artistico” di un gruppo di strampalati musicisti ai margini. Al suo fianco ben tre figure femminili, tratteggiate con caratteri a tutto tondo. Da una parte la madre, donna sola e coraggiosa che mescola tenerezza e cinismo, dall’altra due ragazze. La più grande, Charlotte, è un’ex cheerleader caritatevole che accoglie Will sotto la sua ala protettiva, spingendolo ad agire e reagire, scoprendo nello stesso tempo che la propria sensibilità non è soltanto una maschera. L’enigmatica Sa5m (ma «il 5 non si legge») sembra invece rifugiata in un mondo tutto suo di libri e silenzi, ma nasconde dentro un’esplosiva carica rock. Nelle dinamiche che legano i personaggi emerge il vuoto di padri presenti soltanto in absentia, tant’è che il modello di riferimento di Will è nientemeno che David Bowie, a cui il giovane scrive e-mail quotidiane: e in questo spassoso rapporto epistolare a senso unico viene a galla anche il vero tema dell’opera, la musica pensata e vissuta come linguaggio espressivo e comunicativo. Bandslam non è un musical in stile Disney, né un videoclip. È piuttosto un film che parla di rock, ma che suona pop: una sorta di favola rockeggiante lontana però dalle sonorità rabbiose del vero rock indipendente. Dove sono le provocazioni di chi vuole cambiare il mondo? Nel loro viaggio a New York, in una delle scene più metaforiche e nostalgiche, Will e Sa5m entrano nel vecchio locale dov’era nato il punk, trovandolo deserto e abbandonato. Un’icona incapace di produrre ancora senso. La musica diegetica di Bandslam, in confronto a quel silenzio assordante, suona ancora immatura, troppo pettinata. E il concorso finale – con rigoroso happy end a scoppio ritardato – ne è la causa: quando tutto torna nei binari di una semplice lotta al successo commerciale, visto come unico modo per sentirsi realizzati, il valore comunicativo-emozionale di un linguaggio rischia di venire trascurato. Sembra un peccato comune, tanto alla musica quanto al cinema.
Stefano Borgo
