Speciale Torino Film Festival 2009: Radio Singer/Famille

Pubblicato sotto "Torino Film Festival 2009" il 17 novembre 2009

Radio Singer

ITALIA 2009 (Pietro Balla, DV, 52’, col.)

Un'immagine tratta da uno sciopero della Singer di Leinì

Un'immagine tratta da uno sciopero della Singer di Leinì

Radio Singer, presentato nella sezione riservata al cinema documentario Italiana.doc, secondo le parole del regista Pietro Balla, già autore nel 2008 di Thyssenkrupp Blues, è «un tentativo di fare memoria attraverso l’invenzione». Balla prova così a “terremotare” il piano d’appoggio del film e i confini tra la storia pubblica e l’immaginario privato, ricostruendo/allestendo con buon ingegno retorico l’ultimo giorno di trasmissioni dell’emittente libera Radio Singer. Radio Singer, perciò, è orchestrato come un coro di voci over senza volto (alcune riconoscibili, come quelle di Piero Fassino, Dario Fo e Franca Rame); è un’unica fluida colonna sonora in cui gli interventi degli ospiti e i brani musicali sono mixati da una doppia conduzione: quella del regista, che si assume la responsabilità di parlare in prima persona e “trasmette” dall’«agosto di merda del 2009», e quella di Maddalena, personaggio (se non storico, verosimile ed esemplare) che condensa più ruoli e identità (studentessa, operaia, militante nella radio libera… e fidanzata del regista), la quale invece trasmette dal 1° ottobre 1977. Quel giorno, a sua volta, oltre ai più svariati drammi privati, condensa diversi eventi politici pubblici, come la chiusura della fabbrica Singer di Leinì, nel torinese, e l’incursione al bar L’Angelo Azzurro, con il ferimento mortale del giovane Roberto Crescenzio. Se il film, di fatto, suona come una diretta radiofonica e una staffetta di voci, le immagini di repertorio “in sottofondo”, come per contrappunto, sono invece affollate di volti muti che sfilano senza sosta, un vero e proprio mare di gente che inonda le strade in ogni stagione. Riprese nell’agosto 2009, quelle stesse strade – ulteriore elemento di contrasto – sono deserte e disertate, nonostante le fabbriche continuino a chiudere. L’originale lavoro di scrittura che sorregge il film si fa dunque strumento di elaborazione romanzesca della storia e chiave di lettura di un oggi che, al confronto, figura stinto e sordo.

Famille

ITALIA-FRANCIA 2009 (François Farellacci, DigiBeta, 60’, col.)

La Locandina di "Famille" di F. Farellacci

La Locandina di "Famille" di F. Farellacci

Nel tentativo di esplorare con gli arnesi del documentario l’instabilità ereditaria che lo perseguita, François Farellacci registra come la storia della sua famiglia sia scandita da continui fallimenti e ripartenze: dopo aver traslocato per una ventina di volte, anche in modo repentino e rocambolesco, e sempre con doloroso smarrimento, il regista sembra arrivare a concludere che l’identità è inalienabile, ci segue ovunque andiamo, e che è inevitabile per tutti fare i conti con la propria storia familiare. Ancora la storia e la memoria, quindi, in questo documentario abbinato, nel programma di Italiana.doc, a Radio Singer di Pietro Balla. Quello che però sembrava un percorso di pacificazione, di riconciliazione con se stesso e di elaborazione dei propri fallimenti per mezzo della rielaborazione dei fallimenti del padre, del nonno e degli antenati, tutti invariabilmente solerti a cominciare una nuova impresa, ma inetti a portarla a termine, pare fatalmente votato allo stesso destino: fallimento (della pacificazione) e nuova partenza figlia di un azzeramento, del rifiuto di quell’eredità umana che tutto il film, ondivago e incostante anche strutturalmente (rivolto ora sul regista in prima persona, ora sui suoi familiari intervistati direttamente, ora sempre su di loro ma in forma di occhio nascosto e distante, raccontato parte in italiano e parte in francese…), ha cercato di ricomporre e digerire. Che sia questo il suo modo di collocarsi nel solco familiare di rifiuti e ripartenze?

Elena Gipponi

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