Speciale Torino Film Festival 2009: Le Refuge
Pubblicato sotto "Torino Film Festival 2009" il 18 novembre 2009FRANCIA 2009 (François Ozon, 35mm, 88’, col.)

Una scena tratta da "Le Refuge" di F. Ozon
Sempre nella sezione Festa mobile del TFF, la stessa di Come mio padre di Stefano Mordini, un altro film si misura con le condizioni di possibilità della procreazione. In particolare, a dire il vero, il nuovo film di Ozon, Le refuge, come già il suo precedente Ricky – Una storia d’amore e libertà, si accosta al soggetto dell’essere genitori a partire dal versante femminile, dalla maternità e dal periodo della gravidanza.
La protagonista, la tossicodipendente Mousse (Isabelle Carré, davvero incinta), inspiegabilmente sopravvissuta a un’iniezione di eroina tagliata male, al risveglio dal coma apprende simultaneamente che il fidanzato Louis è morto per overdose e che è incinta del loro bambino. Nonostante le pressioni della famiglia di lui affinché abortisca, Mousse si rifugia in un paese di mare per portare a termine la gravidanza e per elaborare la morte e la nascita insieme, per imparare dapprima la solitudine e l’indipendenza, così da potersi poi aprire al rapporto tutto nuovo col nascituro. Il rifugio, però, diventa ben presto una culla, dal momento in cui sopraggiunge Paul, fratello omosessuale di Louis, a prendersi cura di lei, a fornirle una dimostrazione concreta e naturalissima di vitale dedizione.
Dopo un inizio crudo e drammatico (come per certi versi era crudo l’inizio di Ricky), nello sviluppo successivo il film respira e si distende nel ritmo blando e regolare dell’attesa: di fatto non ci sono tempi morti o vuoti, e ogni scena, per quanto minimalista, è un tassello necessario verso la presa di coscienza finale, rinuncia e rilancio insieme.
Elena Gipponi