Speciale Torino Film Festival 2009: Giallo a Milano
Pubblicato sotto "Torino Film Festival 2009" il 17 novembre 2009ITALIA (Sergio Basso, HD, 75′, col.)

Una scena tratta da "Giallo a Milano - Made in Chinatown" di S. Basso
Ogni dubbio è vangato: nel territorio del documentario italiano si trovano esigenze di racconto e ricchezze creative che altrove appaiono più raramente. Giallo a Milano, un’inchiesta sui cinesi residenti nel capoluogo lombardo firmata da Sergio Basso, è uno dei più interessanti lavori visti negli ultimi mesi. Un film che, raramente accade nel cinema italiano, traduce la curiosità intellettuale in ricerca formale. L’idea del documentario nasce dal senso di saturazione per la scarse e depistanti notizie sulla comunità cinese residente a Milano.
Sergio Basso ha tutto per rendere la disinformazione attenta riflessione. Necessità personale: Basso è laureato in Lingue e letterature orientali e ha vissuto un periodo in Cina, oltre ad insegnare nella sede di Palermo del Centro sperimentale di cinematografia. Afflato politico: a differenza dell’imperante ipocrisia di griffe “italiane” con prodotti realizzati in Cina, è un documentario made in Italy con “lavoratori” cinesi. Tensione etica e sguardo trasversale: si scopre, per esempio, che i cinesi ci guardano come dei fannulloni e ai proclami dei nostri “fantuttoni” rispondono silenziosamente lavorando, lavorando, lavorando… svelando, anzi, il sostrato vanesio e poco pragmatico della Milano “che produce”.
Giallo a Milano è immediato come un reportage giornalistico (sarà utile anche tra 10 anni, ma è fondamentale vederlo oggi), è autoironico (usa accelerazioni, rallenti, un pregevole video d’animazione, Basso ha la capacità di cogliere l’attimo nelle interviste e di non cadere mai nel patetico), trasversale (le diversità cinesi, viste da vicino, si mostrano molto simili alle nostre stramberie, tanto quanto distanti dalla nostra abitudine a banalizzare lo straniero), puntuale e sistematico (i quindici capitoli che dividono il racconto danno un ritmo da poliziottesco anni ‘70 rivisitato alla Tarantino, ma si collegano tra loro in una prospettiva completa e esaustiva). Infine, è anche un po’ romantico, quando ricostruisce le affettuosità di una giovane coppia che si scambia effusioni e sogni nel proprio letto. Ah, fornisce tante utili informazioni: sapete perchè i cinesi vengono/rimangono in Italia? Tra le altre motivazioni: perchè ormai la Cina si è troppo sviluppata, fare fortuna in Italia è più facile (neomamma)… perchè la cultura italiana mi è più vicina di quella cinese (anziana emigrata da adulta)… perchè voglio avere una vita normale, non voglio essere famosa (giovane talentuosa cantante lirica)… perchè non voglio che l’essere cinese mi perseguiti come un’ombra (artista emergente)…. perchè abbiamo il surplus di due culture (bauscia cinesi nati in Italia)…
Mimmo Gianneri