[ La Prima Linea ]

La storia – E’ il Novembre 1989. Dal carcere, Sergio Segio – fondatore del gruppo extra-parlamentare Prima Linea – si confessa e racconta l’assalto al carcere di Rovigo per salvare la compagna, nella lotta armata come nella vita, Susanna Ronconi.

Ispirato al libro Miccia Corta di Sergio Segio, il film racconta la stagione degli anni Settanta e la generazione del gruppo armato di estrema sinistra Prima Linea. Segio – condannato a 30 anni di reclusione per l’assassinio del magistrato Alessandrini (colui il quale ha individuato i colpevoli della strage di Piazza Fontana) – racconta le varie fasi che lo hanno condotto dagli ideali della militanza politica alla lotta armata.

La prima linea è un’opera difficile che ha destato non poche polemiche, fin dalla sua produzione, tra chi difende la necessità storica di raccontare il ventennio buio della sinistra e chi lamenta la mancanza di moralità nel fare di un terrorista una star cinematografica.

Il fallimento delle illusioni e del sogno nel film prendono corpo con una sceneggiatura ricca di flashback, attenta e stratificata, e con una regia che gioca sul contrasto tra l’immobilismo – di Segio e dei suoi compagni – e l’irrompente violenza che determina l’azione. La pellicola mostra la trasformazione dell’illusione in disillusione. La prima ci fa condividere e ci fa volare lievi sulla grevità della vita, la seconda ci isola, ci immobilizza e ci condanna.

Questo è un commento “a caldo”. La visione sarà disponibile nel prossimo numero di duellanti.

Katiuscia Incarbone

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