FlashForward

Pubblicato sotto "Serialmente" il 28 novembre 2009
Una scena tratta da "Flashforward"

Una scena tratta da "Flashforward"

Un incredibile blackout paralizza la Terra.  Gli abitanti del nostro Pianeta perdono conoscenza per 137 interminabili secondi, tempo necessario per poter vedere, attraverso un flashforward, ciò che accadrà nel loro futuro, precisamente il 29 aprile 2010.

E’ così che si apre il primo episodio di Flashforward, la nuova serie targata Abc.
L’idea che è alla base di questo prodotto seriale  è molto interessante: se tutti noi avessimo la possibilità di vedere il nostro futuro, come ci comporteremmo? Cercheremmo di opporci? Cercheremmo di assecondarlo? Potremmo fare qualcosa per cambiarlo o tutto è già scritto? Il libero arbitrio esiste davvero o siamo solo in balia del nostro destino? I personaggi di FlashForward affrontano questi interrogativi in modi diversi e – mentre una squadra speciale dell’FBI cerca di scoprire i responsabili dell’accaduto – c’è chi spera di far avverare il proprio avvenire e chi invece tenta inesorabilmente di cambiarlo.

La serie – scritta da Brennon Braga e David S. Goyer (il primo già sceneggiatore delle serie di Star Trek, il secondo degli ultimi Batman di Christopher Nolan) – è stata fra le più attese dell’autunno appena trascorso. E’ stata definita come l’erede naturale di Lost, sia perché entrambe sono prodotte dalla Abc, sia perché nel cast sono presenti due naufraghi dell’isola, Sonya Walger e Dominic Monaghan. Inoltre sia Flashforward sia Lost giocano sui paradossi temporali e hanno come tema centrale quello dello scontro fra destino e libero arbitrio.

Le premesse per il successo c’erano tutte, eppure, nel susseguirsi delle settimane, FlashForward non è riuscito a decollare. Nonostante l’alto livello tecnico di realizzazione, ogni episodio si ripropone uguale a se stesso, senza grande suspance, un ritmo scarsamente travolgente e con personaggi che stentano a evolversi, già a partire dal piatto e inespressivo Mark Bendford. Benford è un agente dell’FBI – interpretato da Joseph Fiennes, noto al grande pubblico per il ruolo dell’omonimo scrittore in Shakespeare in Love – ex alcolista, che nella sua premonizione si è visto nuovamente dipendente dall’alcol, intento ad indagare sul caso del blackout.

A conferma di quanto detto, basta dare un’occhiata agli ascolti: la serie, infatti, è passata nel giro di un mese da 14 a 8 milioni di telespettatori. Come ci hanno dimostrato le ultime sci – fi (science fiction) made in Usa, molte nuove serie con ottime premesse non riescono a mantenere nel tempo le aspettative e gli ascolti crollano inesorabilmente. Ne sono un esempio Dollhouse – ultima creatura di Joss Whedon (il padre di Buffy, The Vampire Slayer) – e Fringe, l’ennesimo parto della mente di J.J. Abrams, già creatore di serie di successo quali Alias e Lost.

Intanto la produzione di FlashForward ha chiuso il set per una “breve pausa creativa”.
Vedremo se questo basterà a cambiar(n)e il futuro.

Francesca Muzzani

7 Commenti a “FlashForward”

  1. Alessandro Costantino scrive:

    La sto guardando in questi giorni e la sto trovando una serie molto rozza. Rozza tecnicamente e rozza a livello di scrittura. Purtroppo la qualità di Lost è lontana anni luce, molto meglio una serie come Fringe che, purtroppo, sta avendo un’attenzione di pubblico infinitesimale rispetto a quanto si meriterebbe.

  2. Tiziano scrive:

    E’ mai possibile che una serie non può essere indipendente ma deve essere sempre paragonata a LOST? Non mi sembra un cattivo prodotto, o come detto da Alessandro Costantino “rozza tecnicamente e rozza a livello di scrittura”, ma ha tutti i buoni propositi per essere avvincente mano a mano che prosegue. Poi se dopo 5 puntate il pubblico vuole immediatamente scoprire tutto, allora sto facendo un discorso inutile

  3. Francesca Muzzani scrive:

    A me non è riuscita a coinvolgere nemmeno Fringe ad essere sincera, ma forse non ho visto abbastanza episodi. Comunque credo che raggiungere i livelli di Lost sia un’impresa ardua e spero che l’ultima serie sarà degna delle precedenti e con un finale che non rovini tutto il lavoro fatto in questi anni.

  4. Alessandro Costantino scrive:

    Tiziano, forse sono stato troppo lapidario nel commento ma la tua risposta la trovo un tantino fuori luogo. Come si può non paragonare questa serie a LOST quando da più parti la serie stessa è stata annunciata/definita come erede del lavoro di Abrams? Con ben due attori provenienti dal cast di LOST e con dinamiche e pretesto narrativo in comune è così illecito fare paragoni?

    In ogni caso anch’io sono contrario ai paragoni sterili. Non guardo Dexter e penso “È meglio Lost”, non so se mi spiego.

    Quando parlo di serie rozza tecnicamente e a livello di scrittura mi riferisco in particolar modo agli escamotage narrativi. In un contesto narrativo di alternanza temporale, un flashback/flashforward che sia dovrebbe esser ben contestualizzato. In Lost troviamo una sorta di rete tra personaggi e linee temporali abbastanza coerente, in Flashforward vengono mostrati flashback “di nessuno”, che sono dei puri escamotage narrativi di un autore onniscente (non faccio esempi in particolare perché sarebbero spoiler, come si dice in gergo).

    Guardiamo anche l’incipit di Flashforward: se ci fosse stata anche l’inquadratura iniziale dell’occhio del protagonista penso si sarebbe potuto parlare tranquillamente di plagio. Provate a confrontare l’apertura di Flashforward con quella di Lost e capirete cosa intendo.

    Francesca: Fringe è una serie che si delinea molto lentamente… soltanto nelle ultime quattro puntate si intuiscono chiaramente quelle che saranno le dinamiche. D’altronde Abrams non è nuovo a questo genere di narrazione, qualcuno ricorda la prima stagione di Alias e l’SD6?

  5. Clementine scrive:

    beh effettivamente mi fa un po’ sorridere quando si promuove qualcosa come “il nuovo qualcos’altro”. direi che è una contraddizione in termini, se è nuovo non dovrebbe essere “qualcos’altro”. ma è anche vero che è un tipo di promozione che vuole proprio far leva sulla “rassicurante novità” che cerca di solito lo spettatore televisivo. Il paragone è da solo capace di spezzare le gambe a Flash Forward: Lost è paragonabile, credo, solo a Twin Peaks. è la serie di culto della nostra generazione, e ciò nopn è determinato dagli ascolti o dal successo di pubblico (che non è per niente clamoroso), ma dagli elementi stessi della serie.
    Flash Forward ha uno spunto narrativo fortissimo, non si discute. L’elemento di novità, poi, a differenza di Lost e della stragrande maggioranza delle serie, è che per la prima volta non ci sono dei protagonisti a cui succede qualcosa. L’intera umanità è coinvolta in un fatto straordinario. Per non parlare poi del meraviglioso paradosso per cui un qualcosa di semplice, come il perdere conoscenza per pochi minuti, se avviene in simultanea diventa la più grande tragedia che l’umanità abbia mai visto. Non è che poi sia così rozza dal punto di vista realizzativo: l’incipit di alcune puntate (vedi quella del bus che affonda) è di grande suggestione. Ma il sapore di déja-vu è forte, c’è poco da fare: più che guardare al futuro, flash forward guarda al passato o al presente. L’originalità dello spunto si perde in qualcosa che noi abbiamo già visto nei film (pensiamo ai vari disaster-movie) e perfino nella realtà (un 11 settembre su larga scala). E poi prende la direzione di una sci-fi tradizionale, con i poliziotti (i buoni, malgrado l’alcolismo di Fiennes e il cinismo del capo) a caccia della verità. Io non sono stata catturata dal pilota, la seguo comunque ma se devo dire la verità non riesco proprio ad appassionarmi più di tanto. forse anche perché, come faceva notare Francesca, neanche i personaggi mi sembrano troppo convincenti

  6. Francesca Muzzani scrive:

    Per Alessandro: non sei il primo a dirmi che Fringe scopre bene le sue carte verso gli ultimi episodi, mi sa che tenterò nuovamente la visione, anche perchè ricordo molto bene Alias, anche la prima serie e, se Fringe riesce a coinvolgere come Alias allora non me lo posso perdere.

  7. Marco Villa scrive:

    L’ultima sequenza della prima stagione di Fringe vale da sola l’intera serie, che ha potenzialità enormi ma corre anche grandissimi rischi di sprofondare (e forse le potenzialità nascono proprio da qui). Se proprio bisogna giocare ai confronti, Fringe fa sembrare Alias l’ispettore Derrick.

    Flash Forward è il tipico esempio di concept meravigliosamente difficile da trasformare in prodotto seriale. Per come è strutturato, trovo veramente inutile esprimere un giudizio a un terzo della stagione.

Lascia un Commento