Stand by me: In the mood for love
Pubblicato sotto "Stand by me" il 10 ottobre 2009

Una scena tratta da "In the mood for love"
Mi ricordo, era durante un’ora buca all’università. Qualcuno avava lasciato incustodita in aula studio una copia di un quotidiano locale. Annoiato a morte riposi il manuale di filologia romanza, afferai il quotidiano e comincia a sfogliarlo distrattamente, resistendo alla piacevole tentazione di abbandonare il capo sul banco e appisolarmi.
Diedi una rapida occhiata alla cronaca, lessi un paio d’articoli sulle (poche) pagine di cultura, ignorai completamente lo sport. Alla fine mi misi a scorrere gli annunci, così, tanto per fare qualcosa, e mi colpì uno in particolare, davvero inusuale:
Sono la signora Chan. Cerco il signor Chow.
Questo era l’annuncio. Niente numero di telefono, niente indirizzo. Solo una signora con ogni probabilità asiatica che cercava un signore altrettanto asiatico. Ciò bastava per scatenare la mia curiosità.
Uscii dall’aula studio e mi diressi al laboratorio informatico di facoltà. Dopo una mezz’oretta di ricerca su Google, con mia grande soddisfazione riuscii a svelare l’arcano: la signora Chan e il signor Chow sono i protagonisti di un film che non avevo mai sentito nominare prima di allora: In the mood for love, del regista Wong Kar Wai.
Andai a lezione, ma feci fatica a seguire. Continuavo a pensare a quell’annuncio intrigante e alla persona, anzi, alla donna, perché non poteva essere altro che una donna, che lo aveva scritto. Come mai aveva rubato l’identità di un personaggio di un film? E come mai proprio quel film? Forse era un codice, un messaggio d’amore velato… Forse la signora Chan e il signor Chow si amavano, ma furono costretti a lasciarsi… Forse Chan è una donna in cerca d’amore e desidera un uomo come il Chow del film… Insomma, più ci pensavo, più il mistero s’infittiva.
Per capirci qualcuosa, quindi, decisi di guardare il film. Mi fermai in videoteca prima di rincasare, ma non c’erano copie a noleggio. No, non potevo aspettare, ormai non avrei più potuto farne a meno. Lo comprai.
A casa mi scaldai velocemente degli avanzi, inserii il DVD nel lettore e mi piazzai davanti alla TV.
Due anime imprigionate, un rapido sguardo, mentre attorno i muri screpolati dei viottoli d’Hong Kong sembrano gridare il tempo che passa. Due persone abbandonate, rinchiuse in appartamentini stretti, soffocanti, non si possono parlare, non si possono amare. Ma si amano. Il ritmo lento, sognante, lei che passa col suo dondolio sinuoso, lui che si perde in una nuvola di fumo. Sono vicinissimi, eppure il mondo li ostacola. Un amore impossibile, vissuto giorno per giorno, in pochi gesti, in nessuna parola.
Non ci sono parole per descrivere In the mood for love. È la storia d’amore di due vicini di casa nella Honk Kong degli anni ‘60, entrambi abbandonati dal proprio partner. Nasce fra di loro un’amicizia che diventerà amore, ma è un amore che dovrà rimanere silenzioso, trattenuto, inappagato, per non creare scandalo. Un film denso, opaco, quasi un ricordo proiettato su schermo.
A letto non mi addormentai. Nel buio della stanza m’appariva davanti agli occhi la signora Chan, bellissima nel suo vestito cinese variopinto, con i capelli raccolti; lo sguardo rivolto fuori, oltre la finestra della sua stanza, verso qualcosa di indefinibile, negli occhi racchiusa una tristezza sconosciuta. Una donna rigida, sempre lo stesso taglio del vestito, sempre la stessa pettinatura, la stessa mesta severità nel volto. Sarebbe bastato l’amore, e io… l’amavo.
Sì, il personaggio della signora Chan mi aveva ammaliato, stregato, conquistato, e io, da quel sognatore che sono sempre stato, sentivo che avrei potuto innamorarmene. Anzi, me ne ero già innamorato, e mi chiesi, chissà, magari la donna che aveva scritto l’annuncio era come la signora Chan! Magari esisteva una signora Chan e io avrei potuto amarla! Dio, dovevo sapere…
Così, la mattina, appena in piedi, scrissi un annuncio e lo inviai a quello stesso quotidiano:
Sono il signor Chow. Fuggiamo assieme?
Lo pubbicarono il giorno seguente. Incredulo, lo lessi più e più volte, come se non fossi stato io a scriverlo.
Non sapevo davvero cosa aspettarmi. Era tutto così strano. Lei lo avrebbe mai letto? Cosa mi avrebbe risposto? Sarebbe arrivato l’amore? E poi, cosa avrei dovuto fare? Pazzo, mi diedi del pazzo e dell’imbecille. Cercai di recuperare una certa apparenza di sanità mentale facendo finta che nulla fosse accaduto, ma no, non resistetti. Per tre giorni non riuscii davvero a pensare ad altro. Ogni mattina correvo a comprare il giornale a leggere la pagina degli annunci, fremendo d’impazienza. Poi, il quarto giorno…
Lei rispose. Rispose!
Signor Chow, sì, fuggiamo! 347/75646…
Assurdo! Assolutamente assurdo! Non riuscivo a credere che potesse essere vero.
La gente per strada dovette prendermi per uno spostato vedendomi saltellare di gioia in pieno centro, bandendo in aria il giornale e urlando: ha risposto! vuole fuggire con me!
Quel giorno non andai all’università. Mi diressi subito a casa, incapace di contenere l’emozione. Avevo bisogno della mia camera, della mia penombra, per pensare. Cosa dovevo fare? Aveva scritto il numero di telefono. Chiamarla? O magari mandare prima un sms… Subito, oppure farla attendere?
Una volta attraversata la soglia di casa, però, mi resi conto di quanto stonasse l’annuncio di lei. Sì, fuggiamo! Ripensai al film, alla signora Chan. In quella risposta c’era un entusiamo che non era da lei. Quando nel film il signor Chow le propone di fuggire, lei non accetta, e si rende conto solo troppo tardi dell’errore.
Ora, la mia Chan aveva accettato subito, addirittura con un punto esclamativo. E il numero di cellulare, poi… No, non era lei. Non era la signora Chan.
Probabilmente, se l’avessi chiamata, ci saremmo visti, lei mi avrebbe raccontato di quanto patetica era la sua vita e di quanto avrebbe desiderato un amore profindo come quello della signora Chan e del signor Chow. Ma tutta la profondità di quell’amore, tutta la sua grandezza sta appunto nel fatto stesso di essere desiderio eterno. Soddisfarlo significherebbe abbassarlo al livello della nostra vita di tutti i giorni; significa scoprire che oltre la finestra non c’è altro che il muro della casa di fronte.
La donna dell’annuncio voleva fuggire subito, consumare, rovinare. Non aveva capito niente.
Deluso, gettai il giornale nella spazzatura. Mi sentivo come se qualcuno mi avesse improvvisamente svuotato, mi avesse privato di qualcosa, non sapevo bene cosa. Forse di un’occasione per amare. Ma, in fondo, provavo come un formicolio nello stomaco, e mi accorsi che i muscoli del mio volto erano piegati in un lieve sorriso: è quel piacere amarognolo che prova il sognatore quando sa che è condannato a sognare ancora; è quella dolce malinconia che mi avvolge e mi sostiene nelle ore di solitudine. La vita, l’amore… nel silenzio di un sospiro.
Mi preparai un panino con la Nutella e guardai ancora una volta, incantato, In the mood for love.
Ugo Ottolenghi
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Redazione