[ Speciale Roma Film Fest 2009: Youth ]

La storia – Racconti di giovani di periferia con l’ambizione di emanciparsi e scappare dalla grande povertà che li circonda.

Youth è il ritratto di una gioventù non tanto lontana da quella occidentale: beve birra, frequenta chat-line, paga i trans, elemosina spiccioli dagli amici e dai genitori per la ricarica del cellulare. È una giovinezza che vive di precariato, che nel momento in cui cerca riscatto sociale trova ostacoli insormontabili, a volte pagati con la stessa vita. Ambiziosa e speranzosa, la youth di Jun Geng rimane tuttavia apatica di fronte alle difficoltà, vegeta in appartamenti fatiscenti divorando cibo e illudendosi che qualche opportunità cada dal cielo. Chissà, si vedrà, forse.

Geng narra di una gioventù bruciata attraverso il linguaggio visivo che le è più congeniale: quello digitale. La camera – imprecisa – indaga i dubbi e le angosce di giovani ragazzi di una periferia degradata, prendendo talvolta l’aspetto di una webcam o di una videocamerina da cellulare. La pellicola ha però un grave difetto: i momenti di massima drammaturgia coincidono con quelli più divertenti e grotteschi per il pubblico, una comicità non voluta che, tuttavia, non manca di alleggerire il peso di una generazione alla deriva.

Fabrizia Malgieri

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