[ Speciale Roma Film Fest 2009: Everyday is a holiday ]
La storia – Una Beirut devastata dalla guerriglia e dalle manifestazioni fa da sfondo al viaggio di tre donne che – per motivi diversi – devono raggiungere i rispettivi mariti al carcere di Mermel. A causa di un incidente, sono costrette a vagare nel deserto.
Un viaggio nella terra di nessuno, devastata dalla guerra incessante e dalla paura. Tre donne – con intenti diversi – sono costrette ad attraversare l’arido deserto libanese affrontando a viso aperto l’orrore di una battaglia che si consuma sottovoce. Una metafora, un viaggio introspettivo che vede toccare le loro ossessioni e le loro angosce. Lenta, lentissima la discesa in quell’antro infernale, che porta le protagoniste a prendere coscienza delle proprie debolezze e di quel silenzio surreale che le circonda. La macchina da presa incespica tra le dune con la stessa lentezza dei loro passi, quasi ad esasperare questo viaggio in un purgatorio reale.
Everyday is a holiday – terza opera della regista Dima El-Horr – è un’esperienza tutt’altro che facile. Le lunghe inquadrature contemplative sulle arse spianate libanesi sembrano quasi stonare con la ferocia ritmata della guerra che si consuma di lì a pochi passi. Un film che fa della riflessione introspettiva e dei silenzi il punto di forza, ma che al tempo stesso rappresentano il suo amaro difetto. Peccato perchè da una pellicola tutta-al-femminile come quella offerta dalla El-Horr – in cui emerge una forte componente di emancipazione – ci si poteva aspettare qualcosa di più.
Fabrizia Malgieri
