[ Brotherhood ]

La storia – Un soldato – congedato dall’esercito per supposizioni legate alla sua omosessualità – inizia a frequentare un gruppo di skinhead ed è proprio tra quelle teste calde che trova l’amore. Di un uomo.

Mettete insieme dei flippati anacronistici che inseguono il sogno della razza ariana – vivere secondo le leggi naturali è la regola  -  e l’amore puro – quello senza sesso, religione e credo politico. Ecco a voi Brotherhood di Nicolo Donato, un’utopica visione danese che vuole portare l’omosessualità laddove sarebbe impensabile: tra le fila di teste rasate votate al ricordo del Terzo Reich.

In realtà la mossa di Brotherhood rappresenta un po’ il sunto di questo Festival, che ha declinato la tematica dell’amore omosessuale in tutte le salse. Abbasta, è il grido liberatorio di chi vede perdere efficacia e scadere nel grottesco un tema così importante perché (stra)parlarne di questi tempi fa figo e politically correct. Non si mettono certamente in dubbio le buone intenzioni di Donato – la cui regia è d’effetto, l’uso della camera a mano è sublime. Ottima anche la performance degli attori, i quali – seppur guidati dal cliché imperante sul tema – si sono mossi in modo naturale nel loro ruolo.

Tuttavia le perplessità permangono e la volontà di vedere un film che faccia un salto di qualità senza doversi portare la croce di Brokeback Mountain è alta, altissima. Possibile candidato al Marc’Aurelio. Si vedrà.

Fabrizia Malgieri

Un Commento a “Brotherhood”

  1. [...] Marc’Aurelio d’Oro: Brotherhood di Nicolo Donato – Gran premio della Giuria e Marc’Aurelio d’oro del pubblico: [...]

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