Io, la mia famiglia rom e Woody Allen

Pubblicato sotto "premio new doc martini 2009" il 14 ottobre 2009
La famiglia rom raccontata da L. Halilovic

La famiglia rom raccontata da L. Halilovic

Un’adolescente rom racconta in prima persona i ricordi propri e della famiglia, il passaggio dal campo nomade a un appartamento nella periferia di Torino, i sogni quotidiani e l’aspirazione a diventare regista.

La protagonista di Io, la mia famiglia rom e Woody Allen è insicura per età e disposizione, eppure determinata e anticonformista in modo timido e intelligente. Potrebbe essere, forse vorrebbe esserlo, una versione femminile di un film à la Woody Allen, se non fosse per il delicato riserbo con il quale riesce a raccontare la sua piccola porzione di mondo. Il merito forse maggiore di questo film documentario (e mai come in questo caso è ardua la definizione di documentario) è, infatti, quello di offrire una visione parziale e personale con sincerità e senza ego giovanilistico o artistico. Una delle immagini iniziali riassume l’approccio di Laura Halilovic: mentre impara a impastare con la madre, il volto nascosto, in voice over si presenta con un “queste sono le mie mani”. Artigianato e discrezione. Una scelta che probabilmente deve molto anche ai collaboratori alla scrittura e alla realizzazione Davide Tosco e Nicola Rondolino, che hanno seguito il processo dall’ideazione alla produzione.

Lo sguardo che ne consegue varia dal tentativo, sorprendentemente riuscito, di mostrare i Gagè (i non rom) come i diversi, alla ricerca intermittente delle coordinate del cambiamento di percezione dall’infanzia in un campo nomade all’adolescenza in un appartamento della periferia torinese: i compagni di classe che la rifiutano, l’affetto per i parenti in attesa di sgombro dal terreno di proprietà nel quale vivono, la voglia di sfuggire alla tradizione che impone di sposarsi subito dopo la pubertà, la certezza di appartenere a una precisa cultura e di voler negoziare l’innovazione a partire dalle proprie radici.

Consigliato a tutti i ben e mal pensanti che l’Altro sia sempre incomprensibile o inconciliabile.

Mimmo Gianneri

Un Commento a “Io, la mia famiglia rom e Woody Allen”

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