[ Una notte con Beth Cooper ]
La storia – Alla consegna dei diplomi l’allievo inappuntabile Denis Cooverman, consigliato dall’amico Rich, dichiara il suo amore per l’inarrivabile Beth Cooper, al fine di farle percepire almeno la sua esistenza. Comincerà così una giornata piena di imprevisti, che porterà Denis e Beth a conoscersi meglio e a cambiare il loro modo di relazionarsi agli altri.
È possibile azzardare un principio unificante nelle preferenze degli Studios che producono (soprattutto d’estate) teen movies di rosa disimpegno e proiettano lo spettatore all’interno della scuola, dove i protagonisti adolescenti devono fare i conti con le figure che preludono alla loro corretta formazione (genitori e professori) e con tutte le pulsioni e curiosità giovanili (alcol, sesso, droga, feste). Gli studenti irriducibili di Animal House, anarchici, feroci e impegnati in imprese devastanti e genuinamente demenziali, sono stati rimpiazzati da nerds con lo sguardo vitreo, brutti, apatici e mal vestiti, che cercano la loro strada in un liceo della periferia americana. Nonostante le premesse siano poco rassicuranti, il nerd di turno si schiuderà al mondo e all’amore, vincendo il proprio isolamento e ritagliandosi un posto in quella società dalla quale era sempre stato escluso. L’eroe anticonformista e perdente che sogna una notte con Beth Cooper questa volta è firmato da Chris Columbus, regista ben inserito nelle logiche hollywoodiane e veterano di pellicole con bambini. Come fu per i maghi e i babbani delle fedelissime trasposizioni dei primi due capitoli di Harry Potter, i personaggi di Columbus mancano di vita e sono solo riflessi della biografia ideale pensata per loro da J.K. Rowling e da Larry Doyle (autore del libro I Love You, Beth Cooper). Una notte con Beth Cooper vorrebbe descrivere il disagio degli adolescenti americani di oggi, il bullismo, la paura del rifiuto e dell’emarginazione, l’ansia da prestazione, il conformismo e la ribellione. Ma in fondo al racconto c’è la High School Generation, una folta schiera di bravi ragazzi col cuore d’oro che sostituiscono il conflitto con la fede nella salute. Il suo protagonista è allora un concentrato innocuo di buona “maniera”, un contenuto spostato in superficie che non trasgredisce mai e non brucia addosso.
Reduce dal successo di Heroes, Hayden Panettiere è (nuovamente) cheerleader dentro un prodotto basso e seriale, lontano dagli affondi di Todd Solondz o dal modello intelligente (ma ormai scontato) dei film Sundance. Starletta platinata che si tatua citazioni con refusi, è minidiva di velocissimo consumo, troppo vicina e troppo lontana dal reintrodurre la “distanza” del cinema. Gatta morta che sta in giardino e mai “sul tetto”.
Marzia Gandolfi
