Stand by me: Rapina a mano armata

Pubblicato sotto "Stand by me" il 8 settembre 2009
Una scena tratta da "Rapina a mano armata" di S. Kubrick

Una scena tratta da "Rapina a mano armata" di S. Kubrick

Il Morgana era un piccolo rettangolo di verde sopravvissuto tra asfalto e cemento, una riserva di aria fresca nelle afose sere d’estate, un piccolo chioschetto dotato di un ampio spazio all’aperto in cui veniva servita un’ottima pizza con contorno di piccoli eventi culturali.

Pezzo forte della programmazione era la rassegna cinematografica, valida alternativa alle interminabili passeggiate sul lungomare del paese.

Fu in una delle tante sere d’agosto al Morgana che vidi per la prima volta Rapina a mano armata.

Avevo diciassette anni e il tipico approccio emotivo al film: ti lasci trasportare dalla storia, segui l’evoluzione dei personaggi, ridi, piangi, sbadigli eccetera.

Ma quella sera fu diverso. Fu come scoprire il cinema per la prima volta.

Al termine della proiezione mi sentii come sdoppiata. Avevo provato durante tutto il film un’irrazionale senso di inquietudine, di tensione, che ancora potevo sentire nelle ossa e nello stomaco, mentre razionalmente ero rimasta affascinata dalla costruzione temporale della storia, dai forti contrasti di luci e ombre all’interno delle singole inquadrature, da come attori per me sconosciuti avevano prestato i loro volti e i loro corpi alla narrazione e non il contrario come spesso avviene nei film di Hollywood.

Quel film non era andato dritto al cuore, ma vi era giunto attraverso il cervello.

Quella sera cambiò il mio modo di vedere i film e di pensare il cinema. Quella sera decisi che l’anno successivo, terminato il liceo, mi sarei iscritta al D.A.M.S..

Sono passati dodici anni da allora. Cinque anni fa mi sono laureata al D.A.M.S. con una tesi in Storia e critica del cinema. Sono rimasta a vivere nel mio paese, in Calabria, in un appartamento che si affaccia proprio sul giardino del Morgana che ha chiuso i battenti già da un paio di anni lasciandosi dietro il bel ricordo del cinema all’aperto d’estate.

Non ho neppure fatto il tentativo di lavorare in ambito cinematografico per rimanere in Calabria, per investire nella mia terra, con la speranza di cambiare le cose.

Kubrick è diventato il mio regista preferito. E’ stato divertente analizzare negli anni dell’università  il suo modo maniacale di controllare ogni aspetto delle sue opere filmiche. Meno divertente è stato scoprire quanto fosse reale la sua visione pessimista dell’uomo e della società.

In Italia e soprattutto qui in Calabria è troppo facile imbattersi nella violenza, nella sopraffazione, nella solitudine. E’ troppo facile dopo avercela messa tutta per ottenere un risultato, vedere i propri sogni volare via come le banconote sulla pista dell’aeroporto nell’amaro finale di Rapina a mano armata e cedere al pensiero che le cose non cambieranno mai.

Luna Loiero

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Redazione

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