Stand by me: Mulholland Drive

Pubblicato sotto "Stand by me" il 14 settembre 2009

Una scena tratta da "Mulholland Drive" di D. Lynch

Una scena tratta da "Mulholland Drive" di D. Lynch

Era ancora l’epoca di Blockbuster e del noleggio di videocassette ma già nell’aria si sentiva una ventata di nuovo: il dvd stava prendendo il sopravvento e la tecnologia stava iniziando ad accelerare i nostri ritmi di vita. Io ero solo una giovane dodicenne amante delle commedie strappalacrime e delle storie a lieto fine. La parola cinema per me non aveva sfaccettature, era piatta e significava solamente divertimento ed intrattenimento ma niente di più.

Non avrei mai potuto immaginare che di lì a poco un mondo nuovo avrebbe spalancato le sue porte al mio sguardo ancora inesperto e che si sarebbe fatto strada dentro di me divorandomi e rendendomi totalmente dipendente dalla voglia di film di ogni genere: film vecchi, classici,in bianco e nero, tristi, astratti, confusionari, incomprensibili o forse solo interpretabili.

Fu il pomeriggio in cui, grazie ad un fortunato errore, affittai Mulholland Drive di David Lynch.

Io ero lì, appostata sul divano con due amiche, pronta a gustarmi l’ennesimo film che mi avrebbe fatto evadere dalla realtà per 90 minuti con le sue storie inverosimili sull’amore e sull’amicizia, finito il quale mi sarei nuovamente catapultata nella vita di tutti giorni con ancora più scetticismo.

Non sapevo cosa aspettarmi, ma fin dai primi fotogrammi qualcosa mi fece capire che quello non sarebbe stato un film come tanti altri e che avrebbe richiesto uno sforzo maggiore per essere assaporato fino in fondo.

Ogni scena mi colpiva in modo diverso, lasciando una scia che non voleva abbandonarmi, provocando in me un senso di angoscia che mi pervase dall’inizio alla fine e un senso di dispersione totale. Ogni tanto mi guardavo intorno per cercare di cogliere nello sguardo delle mie amiche un segnale o un qualcosa che vagamente si avvicinasse al mio stato d’animo, ma ben presto mi resi conto di essere sola.

Nessuno poteva capirmi e nessuno apprezzò quel film.

Non appena finì le salutai di fretta ,chiamai la mia migliore amica e cercai di raccontarle quello che mi era appena successo.

Non riuscivo a dare un senso a quello che avevo visto ma sapevo che l’avrei trovato. Iniziai a raccontare il film scena per scena e mentre raccontavo nuovi particolari affioravano alla mente e diventavano sempre più nitidi. Probabilmente speravo di mettere ordine nella mia testa, ma l’effetto fu esattamente opposto alle aspettative; conclusa la telefonata non capivo se ciò che avevo appena raccontato fosse quello che realmente avevo visto o se fosse solamente frutto della mia fantasia.

Corsi su in sala, rinfilai la cassetta nel lettore, la riavvolsi e ricominciai a vedere il film dall’inizio. Ero ancora più spaventata perché timorosa di vedere qualcosa di diverso o di meno sconcertante rispetto a quanto avevo fissato nella memoria ,ma nonostante i miei timori, l’effetto della seconda visione fu ancora più devastante.

Ogni particolare era assolutamente reale e le sensazioni che quel film stava facendo nascere in me sembravano scaturite da una dimensione profondamente intima, uno di quei luoghi che forse non avevo mai avuto il coraggio di esplorare.

Allo stesso tempo però, mi sentii catapultata in una realtà onirica in cui tutto ciò che appariva sullo schermo non era altro che il suo riflesso: l’inquietante apparizione di due anziani signori all’uscita di un aeroporto che sogghignavano con una gioia velata di sarcasmo e di pungente perfidia; i dialoghi disconnessi di una donna in totale stato confusionale e di un cowboy comparso nel bel mezzo di una radura illuminata da luci tremanti; le ambientazioni cupe e le strade buie; sentieri di morte e dispersione.

Per giorni quelle immagini mi vennero a trovare la notte alimentando i miei incubi e conducendomi costantemente a vicoli ciechi di interpretazione.

La mia mente era ancora acerba per accogliere e per poter comprendere un film del genere.

L’unica cosa che allora capii fu che Mulholland drive era la perfetta ricostruzione di un sogno creata da qualcuno che sembrava aver colto il suo spirito nel profondo.

Fu quella la prima volta che sentii parlare di Lynch e da quel giorno le sue opere e la sua genialità entrarono a far parte della mia vita facendomi imboccare la strada della regia e del tentativo disperato di dare vita ai sogni e agli incubi come solo lui sa fare.

Giulia Occidente

Inviaci anche tu il tuo Stand by me. Quale film ti ha cambiato la vita? Scrivi a standbyme chiocciola duellanti punto com. I migliori saranno inseriti in un progetto editoriale.

Redazione

Lascia un Commento