[ St. Trinian’s ]

La storia – Le finanze precarie minacciano di chiudere il college femminile St. Trinian’s: saranno le focose allieve a salvare la situazione.

Dove sta lo squinternato college per signorine terribili St. Trinian’s dell’omonimo successone cinematografico inglese del Natale 2007, propinato all’impreparato spettatore italiano nel pieno della canicola estiva del 2009? Ben radicato nella tradizione umoristica britannica verrebbe da rispondere a bruciapelo, prima formulato nel tratto grezzo ma efficace del cartoonist Ronald Searle, poi tradotto in una serie di commediole ingenuamente maliziose anni Cinquanta, che si torna a frequentare con questo remake/rilancio dopo una sfortunata ripresa in stile Porky’s nei primi anni Ottanta.
I tempi cambiano, si globalizzano e si omologano, dunque non stupisce che il nuovo St. Trinian’s guardi poco alla gloriosa tradizione del cinema di protesta britannico – alla Se…, per intenderci – con le sue scuole austere e repressive messe a soqquadro dalla rivolta studentesca, preferendo strizzare l’occhio alle conventicole di maghetti alla Harry Potter in versione più teen comedy. Nella sua variopinta fauna studentesca, organizzata in sottocaste e gruppuscoli (Emo, Nerds…), giusto per conservare una vaga idea di satira sociale, non c’è più l’erotismo all’acqua di rose del passato (a eccezione di Gemma Arterton modello Louise Brooks). Al suo posto un’attitudine LGBT che riposa soprattutto sulle spalle di un divertito Everett (anche produttore esecutivo) in doppio ruolo, aristocratico pseudo-gay e truffaldino e direttrice mascolina alla Camilla Parker Bowles. Tutto, ovviamente, molto contenuto e di buon gusto; e difatti si finisce con Love Is in the Air cantata sui titoli di coda da Everett e Firth, compassato Ministro dell’Istruzione dal passato malandrino. A St. Trinian’s bisogna almeno riconoscere una sgangheratezza di messa in scena e di narrazione, anche se non si sa se interpretarla come anarcoide sabotaggio delle buone regole di confezione del blockbuster medio (Parker proviene dal cinema inglese più parruccone degli ultimi anni, quello di Un marito ideale e L’importanza di chiamarsi Ernest) oppure come incapacità di organizzazione di un discorso di senso compiuto. E neppure il cast variopinto sbroglia la matassa. Per capire che aria tira: durante una riunione per organizzare un colpo che rimetta in piedi le dissestate finanze del collegio si propone il furto del celebre La ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer, ma una ragazza ribatte stupita «Ma come? Volete rapire Scarlett Johansson?»…

Rocco Moccagatta

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