[ S. Darko ]

La storia – A sette anni dalla tragica morte del fratello Donnie nel 1988, Samantha Darko lascia la Virginia insieme all’amica Corey per trasferirsi a Los Angeles, ma un guasto improvviso all’auto costringe le due ragazze ad alloggiare in una vicina cittadina. Tra allucinazioni, incubi, viaggi nel tempo e terribili presagi incombe la fine del mondo.

Una macchina che non riesce a proseguire, il bagaglio di drammatici ricordi trascinato dall’infanzia. La faticosa fuga da una comunità che conosce ogni dettaglio del proprio tormento (ma che, con tale sapere, sottrae porzioni di esistenza costringendo all’invisibilità) e l’elaborazione di un passato funesto rappresentano per Samantha l’inizio di un soffocante processo di riconciliazione con se stessa. Intento destinato all’incompletezza, come dimostra la “S” puntata del titolo. Alla costruzione di una nuova vita e di una speranza per il futuro si sostituisce così l’ossessione distruttiva, elemento essenziale per la materializzazione delle potenzialità creative. Se in Donnie Darko tale necessità demolitrice si riversava sulla casa (ovvero sull’appiattimento della famiglia nella consuetudine), sulla scuola (con la sua vacuità e il suo bigottismo ostili alle trasformazioni innescate dall’idealismo) e in ultima istanza sulla fissità di un mondo condannato alla rovina, nel film di Chris Fisher la disgregazione familiare è già avvenuta – per Sam come per Randy e Corey – e viene ripreso in chiave iconoclasta (la chiesa e i dipinti al suo interno inceneriti da un incendio doloso) un tema già imbastito nel capitolo precedente, quello dell’opposizione a un sentiero prestabilito, ordinato da Dio senza possibilità di scegliere un destino alternativo. Richard Kelly citava deliberatamente non solo La casa (il singolo che diviene indispensabile alla cessazione dell’orrore), ma anche L’ultima tentazione di Cristo: la salvezza dipende dal sacrificio individuale, dall’accettazione di una sorte inevitabile nonostante le ­visioni allucinatorie di una vita normale. In entrambe le pellicole l’unica alternativa all’imposizione di un percorso obbligato è la manipolazione della sostanza cronologica e l’abbandono a un magmatico viaggio nel tempo. Inizialmente vagheggiato come dimensione parallela alla realtà, quest’ultimo si trasforma in condizione irrinunciabile per attuare il martirio (del protagonista nell’opera di Kelly, di Iraq Jack in S. Darko), redimere l’umanità ed evitare il collasso globale. Seguendo questa prospettiva si comprendono i rimandi in Fisher ad Alice nel paese delle meraviglie (il coniglio che materializza la schizofrenia, mettendo in contatto con i luoghi del mistero), L’esercito delle dodici scimmie (il ritorno a un’epoca antecedente per sottrarsi alla catastrofe, i legami con la psicosi) e Strange Days (l’associazione tra l’annuncio dell’apocalisse e il riproporsi dell’incubo provocato da paranoie e visioni multiple). All’interno di tale alterazione del naturale scorrimento degli eventi, lo schermo cinematografico fa da cerniera tra due sfere. In Donnie Darko esso era porta di confine tra realtà e illusione, fra porzioni temporali differenti anche se fluide (il presente confuso con le tracce dell’imminente futuro), mentre la Tv ricopriva il ruolo, tremendamente reale, di strumento di repressione emotiva e controllo della paura. Qui esso invita a immaginare, mette in moto la volontà di rifiutare il corso delle cose, lasciando al monitor televisivo la funzione di apertura bidimensionale, membrana trapassabile che permette scambi e offre indizi.
Nei continui salti dallo stato mentale ad accadimenti apparentemente reali i due film ritraggono l’opprimente conto alla rovescia che anticipa la devastazione come una disturbante incursione tra le paranoie dei fratelli protagonisti. Collocata in momenti storici diversi, la fine del mondo viene accompagnata dall’angoscia per la solitudine della morte. Kelly la situava in corrispondenza dei festeggiamenti per Halloween, alludendo all’invasione dell’aldilà e collegandola alla caduta del motore di un aereo (la pellicola è del 2001). S. Darko è ambientato invece nei giorni che precedono il 4 luglio: il pericolo riguarda sempre l’irruzione di un altrove incontrollabile (la pioggia di meteoriti), ma a sacrificarsi è un reduce disadattato, perso nella propria follia, capro espiatorio sul quale si concentrano i sensi di colpa collettivi.

Ivan Moliterni

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