[ Puccini e la fanciulla ]
La storia – La vicenda e la tragica fine di Doria Manfredi, domestica di Giacomo Puccini suicidatasi a 23 anni a seguito delle infamanti accuse di essere l’amante del compositore.
Paolo Benvenuti e i suoi allievi di Intolerance, scuola di cinema del Comune di Viareggio, per oltre quattro anni hanno studiato con precisione i documenti riguardanti il dramma di Doria Manfredi, la giovane cameriera di Giacomo Puccini morta suicida a Torre del Lago nel gennaio del 1909 perché incolpata di esserne l’amante. Le ricerche hanno permesso di capire l’infondatezza di tali accuse, fomentate dalla gelosia della moglie del maestro Elvira indotta dalla figlia Tosca, che la domestica aveva scoperto a letto con un amante. Benvenuti, ancora una volta magnificamente sospeso tra Straub e Rossellini, compie così un ulteriore passo in avanti nella riflessione sul ruolo che il cinema può avere nel raccontare e scoprire la realtà. Puccini e la fanciulla è un’opera incantevole e coerente, un melodramma narrato con asciuttezza e radicalità sorprendenti, raffinatissimo nei rimandi visivi ai Macchiaioli toscani, rigoroso nella rinuncia ai dialoghi e nella scelta di far parlare le musiche pucciniane (curate da Paola Baroni, moglie del regista), estratte dallo spartito per pianoforte di La fanciulla del West e meravigliosamente mescolate con i suoni naturali del lago di Massaciuccoli. Com’era accaduto con Gostanza da Libbiano, a oggi forse il suo film migliore, Benvenuti non riferisce la Storia adagiandosi in superficie, bensì mette in scena attraverso un meticoloso lavoro di sottrazione le trame complesse che si agitano in profondità, che determinano e spiegano il dipanarsi degli eventi. Nulla di più lontano da un biopic su Puccini, insomma, ma un ammaliante racconto di quel suggestivo angolo di mondo (la zona dell’attuale Parco Naturale di Migliarino – San Rossore – Massaciuccoli) che ha sedotto il grande compositore. Nel rappresentarlo Benvenuti crea una storia universale, indaga il mistero della natura e dell’incomunicabilità umana, una tragedia senza luogo che l’assenza di dialoghi e la forza abbagliante dei suoni rende comprensibile a qualsiasi sensibilità.
Presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia nel 2008, tra mille polemiche scatenate da Simonetta Puccini (nipote ed erede del maestro), Puccini e la fanciulla è l’ennesima prova che Benvenuti è, senza discussioni, tra i più bravi registi italiani in attività. Lo è da anni, e la grande distribuzione continua a ignorarlo: segno dell’ottusità e povertà intellettuale di un sistema che pare avere bandito quasi del tutto la volontà di rischiare e di sacrificare, anche solo per una volta, le certezze del profitto allo spessore artistico. Nell’anno dell’illusoria rinascita del cinema italiano (Il divo e Gomorra hanno ingannato troppi, il vuoto che si lasciano dietro è adesso ancora più impressionante), è peccato mortale non aver tenuto in sufficiente considerazione il titolo italiano più internazionale della stagione.
Simone Spoladori
