Mediaset in trattativa per “Mafiosa”
Pubblicato sotto "Redacted, Serialmente" il 9 settembre 2009
Un'immagine tratta da "Mafiosa", il serial di successo di Canal+
Sembra che il polverone di polemiche sollevato negli ultimi tempi sulla questione “rappresentazione della mafia in tv e al cinema” non abbia sortito l’effetto desiderato. Leggendo le pagine di Variety.com si scopre che il distributore italiano Free Dolphin è in trattativa con l’AB Intl. Distribution per l’acquisto – a favore di Mediaset – della serie di successo francese Mafiosa.
La serie – nata nel 2006 – narra le vicende di un’avvocatessa còrsa alle soglie dei trent’anni, Sandra Paoli, nipote di Francois Paoli, un potente e rispettato capo di una banda criminale. Dopo la morte dello zio – avvenuta a causa di una sparatoria in strada (qui si sente puzza di Padrino) – Sandra eredita l’arduo compito di prendere le redini del clàn. Rispettata – ma al tempo stesso odiata da quel mondo costituito per la maggior parte da uomini – Sandra è costretta a farsi valere in quel mondo di violenza.
E’ interessante che questa trattativa commerciale prenda vita proprio alla luce degli ultimi sviluppi sulla questione cinema-tv-mafia in atto nelle scorse settimane. Ovviamente lungi da noi ritenere inopportuno l’acquisto di una serie televisiva di grande successo mondiale, batterci per la censura di questo prodotto finzionale. Non è assolutamente nei nostri intenti. Tuttavia è difficile dimenticare le parole dei magistrati antimafia che denunciavano a gran voce la scarsa attenzione nel raccontare queste storie, in cui emerge l’immagine affascinante di un anti-eroe. Quanti, alla luce della trama di Mafiosa, non farebbero il “tifo” per Sandra, una giovane donna che deve destreggiarsi in una realtà prettamente maschile e in cui deve farsi rispettare e benvolere dai suoi scagnozzi. Eppure il titolo stesso, Mafiosa, ci dovrebbe riportare con i piedi per terra e ricordarci di chi stiamo parlando.
Tuttavia la rappresentazione del male è sempre stato un capitolo affascinante: da sempre tutte le forme d’arte – a partire dalla stessa letteratura – sono state costellate dall’immagine dell’anti-eroe e dell’eroe negativo che affascinano. La tentazione al male è innata nell’essere umano. Il peccato originale, vogliamo forse dimenticarlo? Eppure è importante rendersi conto fino a che punto è lecito spingere – attraverso i mezzi di comunicazione di massa – questo concetto, farlo diventare parte della nostra cultura. E’ anche vero quello che diceva Placido in risposta alle passate polemiche sulla rappresentazione della mafia: “una rappresentazione filmica non può essere accusata di incentivare comportamenti criminali” poiché sarebbe, citando Macbeth e Riccardo III, come affermare che gli spettatori assistendo a teatro a queste opere “siano invogliati a scimmiottare le gesta di quei personaggi”. Non vogliamo criminalizzare una tendenza televisiva e cinematografica, ma quello che vorremmo capire è fino a che punto siamo tutti preparati culturalmente e socialmente a separare il bene dal male. Domandarselo è lecito.
Fabrizia Malgieri