[ Il Grande Sogno ]
La storia – Nicola, giovane poliziotto pugliese che sogna di fare l’attore, è incaricato di infiltrarsi nell’ambiente studentesco in fermento. In quell’occasione incontra Laura e Libero..
Il Grande Sogno, film sul ’68 presentato in concorso all’ultima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, parte in quarta e sembra entrare subito nel vivo di un’epoca e di una storia. La solennità dei ralenti che abbondano fin dall’incipit, infatti, dà l’idea di essere già nel bel mezzo della battaglia, con i celerini che si infilano l’elmo, il corteo che avanza deciso, le immagini in super8 sgranate/patinate che alludono a un tempo trapassato di incubazione del conflitto. Quel che sembrava quasi già un arrivo, invece, è una falsa partenza, perché siamo ancora agli antefatti dell’autunno tiepido del ’67.
All’inverso, il finale arriva a ridosso dell’unica intensa scena madre, quando i nervi sono davvero scoperti e il coro di personaggi è finalmente in formazione serrata: la tensione raggiunta, però, è subito abbattuta da didascalie, rigorosamente corredate di filmino super8 patinato/sgranato, che ci informano sul futuro anteriore dei personaggi.
Tra una falsa partenza e una chiusura forzata, Placido stipa in 101 minuti un materiale umano e storico traboccante: la storia di un triangolo d’amore (libero) e la storia di una famiglia, la contestazione degli studenti, degli operai, dei cattolici, dei militari, dei teatranti, dei contadini (con l’inserto dei fatti di Avola), le canzonette e il cinema, l’aspirante attore, l’aspirante regista, l’aspirante giornalista-scrittore. Non tanto fuori luogo, perciò, tutti questi elementi sembrano essere piuttosto fuori tempo, alcuni troppo compressi, accennati e subito accantonati, come lo scontro tra studenti e poliziotti coetanei che allude a Valle Giulia, altri troppo dilatati o insistiti, come la pluri-annunciata morte del padre. Il motivo più ricorrente e misurato, a conti fatti, resta quello della liberazione sessuale, praticata con entusiasmo sia dalla godibile trimurti dei protagonisti, sia dagli azzeccati comprimari. Un po’ poco, purtroppo, vista la mole di carne al fuoco e il tentativo di allestire dinamiche sociali e storiche più intricate.
Questo è un commento “a caldo”. La visione – a cura di Gianni Canova – è disponibile sul numero 56 di duellanti, in edicola da ottobre.
Elena Gipponi


“Grande suonn…”dico io
il 68 sognante lo guardo dal punto di vista di bertolucci nel suo DREAEMERS..