Cartoline (sbiadite) da Venezia

Pubblicato sotto "Amarcord veneziani" il 3 settembre 2009
L'immancabile Aperol Spritz di Venezia Lido

L'immancabile Aperol Spritz di Venezia Lido

La mia prima ed unica volta alla Mostra del Cinema di Venezia, ormai due anni fa, è stata un’esperienza che difficilmente potrò dimenticare. In una settimana di permanenza al Lido, ho imparato come sopravvivere in campeggio con un’escursione termica sahariana. Come mantenere un livello di presentabilità tale da permettermi di partecipare agli eventi mondani della kermesse. Come imbucarmi ai suddetti eventi mondani, visto che naturalmente non ero invitata. Ho preso un autobus con Elio Germano, ho sorriso a Mario Monicelli, ho parlato con un attore messicano sconosciuto ai più della loro tequila. Sono riuscita ad attenermi al mio più che risicato budget facendo dell’oliva dello spritz il mio pasto. Sono stata sorpresa da un nubifragio vicino al casinò mi sono dovuta introdurre nottetempo in uno degli stand chiusi, e lì ho dormito per terra. Ho assistito ad una rissa con bottigliate e lancio di sassi. Ho dormito una media di due ore a notte, ho visto una media di 4 film al giorno, e ho imparato a rimanere sveglia, nonostante la stanchezza cronica, a (quasi) tutte le proiezioni. Più una serie di altre cose su cui, forse, sarebbe meglio sorvolare.

Ma il ricordo più vivido rimane sempre quello: il momento in cui ho stretto tra le mani il mio accredito e quel programma, che ancora conservo. La sensazione che ho provato aprendolo è stata di panico assoluto. Una serie infinita di nomi, di titoli, con i loro orari, le loro sale, e solo sette giorni per vederli. Passato lo sgomento iniziale, presi la penna e iniziai a mettere delle “X”. Una sorta di inevitabile “scelta di Sophie”. Ognuno di quei titoli era un mondo possibile. E se alcuni nomi erano una garanzia, per altri c’era il buio totale, e nemmeno una connessione internet per fare delle ricerche più illuminanti (ero in campeggio, mica al Grand Hotel). Le sorprese migliori le ho avute per i film in cui mi sono buttata, credo: Sous les bombs, La Zona (da qui il discorso sulla tequila con Daniel Giménez), The Speed of Life… qualche delusione c’è stata, e bruciavano ancora di più per il fatto che scegliere un film sbagliato significava rinunciare ad un’altra pellicola che poteva piacerti davvero. Tanto più che molte, in Italia, una distribuzione non l’hanno mai trovata. Dai piccoli registi a Peter Greenaway, per intenderci. Io, prima di allora, a questo non ci avevo, forse, mai pensato davvero. La “scelta di Sophie” devono farla anche i distributori, e non sempre coincide con quella che farei io, con la mia penna e le mie “X”, come quel giorno. È vero, certi film si possono anche cercare, e vedere in lingua originale, o con i sottotitoli, quando ci sono. Ma certi mondi saranno inevitabilmente impossibili.

Sapete che vi dico? Che io, in barba alle polemiche, quelli che sono lì li invidio. Per gli spritz al baracchino, per gli incontri che si fanno, per quella cornice unica, per le feste a cui parteciperanno. Ma soprattutto, per la sensazione che proveranno nel momento in cui, col loro bel programma in mano, penseranno: “si comincia”.

Chiara Grizzaffi

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