[ The Wackness ]
La storia – New York, 1994. Luke Shapiro, giovane spacciatore introverso e problematico, è in cura da Jeffrey Squires, psicologo dallo stile di vita alternativo. Il loro rapporto sarà messo a dura prova dall’infatuazione del ragazzo per Stephanie.
La vitalità del cinema indipendente statunitense trova conferma in titoli come The Wackness, secondo capitolo della filmografia di Jonathan Levine dopo All the Boys Love Mandy Lane (2006, inedito in Italia). The Wackness ha convinto tutti al Sundance Film Festival del 2008, dov’è stato premiato dal pubblico quale miglior film drammatico. Nella grigia e repressa New York del 1994, intristita dalla cura Giuliani e da un orizzonte di incertezze emotive, si aggira in cerca della sua strada il diciassettenne Luke Shapiro. Ha un’ultima estate da passare in città prima del college e la attraversa spingendo un carretto di gelati nel quale nasconde simpatiche dosi di marijuana, con un pugno di amici e molte speranze di cambiamento. Per attrezzarsi meglio nei confronti delle asperità dell’esistenza Luke frequenta lo psicologo Jeffrey Squires, post-hippie che filosofeggia poco e preferisce farsi pagare le sedute con appropriate dosi di marijuana. Fra il giovane pusher e lo strizzacervelli nasce e si consolida un’amicizia che rischia di naufragare quando il ragazzo si innamora di Stephanie, la bella figliastra del medico. Una colonna sonora robustissima che affianca Method Man a Nas, Brian Eno a Faith Evans, scegliendo l’hip hop per raccontare le contraddizioni della vita urbana a stelle e strisce nei mortiferi anni Novanta, e uno sguardo secco e asciutto sulla metropoli sono lo sfondo ideale per un classsico racconto di formazione, cronaca di un disagio esistenziale che annega in una società troppo ben disposta verso i divieti e le rinunce. Il regista Levine – il quale si è fatto le ossa come assistente di Paul Schrader in Auto Focus, e dichiara che il suo approccio alla città è stato significativamente influenzato dall’opera di quest’ultimo – ha affrontato The Wackness come fosse un film storico, cercando la giusta distanza. Invece Kingsley è stato attratto dalla parte perché «senza dubbio gli ultimi ruoli da psichiatra o psicologo mi hanno guidato in una sorta di autoanalisi. In The Wackness il pagamento delle sedute mi viene fatto in marijuana perché anche i luminari non sono immuni da dipendenze. L’erba talvolta aiuta a chia-rirsi le idee e rilassa. Basta non esagerare…».
M.R.
