Orgoglio italiano a Venezia?
Pubblicato sotto "News" il 31 luglio 2009
G. Tornatore durante le riprese di Baaria
Giovedì 30 luglio è stato rilasciato il programma ufficiale dei film presenti alla 66 Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Con relativa sorpresa sono stati annunciati ben 22 film italiani (potremmo dire un record, viste le ultime edizioni in cui il nostro cinema contava al massimo una manciata arida di film, compresi i restauri), di cui quattro in concorso. I fortunati estratti che compaiono nella sezione Venezia 66 sono il già annunciato Baaria di Giuseppe Tornatore, La doppia ora di Giuseppe Capotondi, Lo spazio bianco di Francesca Comencini e Il Grande Sogno di Michele Placido. Questa particolare attenzione nei confronti del cinema italiano ci lascia tuttavia perplessi: era oramai da troppo tempo che si contestava alla kermesse veneziana una scarsa attenzione nei confronti del cinema italiano, confinandolo esclusivamente in qualche rassegna sotterranea o per pubblicizzare il restauro di qualche pellicola importante della nostra storia cinematografica. Pochi i film che avevano avuto il privilegio di finire in concorso o nella categoria Fuori Concorso, mentre più numerose erano le pellicole nostrane destinate alle categorie Giornate degli Autori – da cui, qualche anno fa, è affiorata la commedia-evento Non pensarci di Gianni Zanasi – e Settimana della Critica. Eventi sotterranei e di minor eco, seppur comunque di tutto rispetto. Non riusciamo inoltre a ignorare il clima in cui la Mostra prenderà vita, a ridosso dei tagli previsti per il Fondo Unico per lo Spettacolo e la bagarre annunciata nei confronti della stessa Venezia, con boicottaggi e manifestazioni contro la sua realizzazione. Che la Biennale abbia voluto dare un colpo di coda alle polemiche accumulate in questi anni? O si sia voluta creare semplicemente un alibi? Sembriamo eternamente scontenti, ma è difficile non rimanere sospettosi nei confronti di questa improvvisa benevolenza.
Fabrizia Malgieri
Se le polemiche portano a questi risultati ben vengano. Vuol dire che alzar la voce serve!
Il fatto è che quest’anno la voce è stata alzata pesantemente. Dopo le minacce di boicotaggio e parole al veleno di noti produttori nostrani, i curatori della Mostra avevano quasi l’obbligo di inserire una porzione ricca e gustosa dedicata all’Italia. E’ curioso invece notare che dalla sezione Venezia 66 (quella dei film in gara) siano sparite le numerose pellicole cino-thailandesi che hanno sempre caratterizzato il menù cinematografico della Mostra. Un paio di titoli al massimo.
Speriamo solo che questa sia una opportunità per rilanciare ulteriormente il nostro cinema. A mio parere un buon risultato.
Forse quest’anno riuscirò a seguire con un po’ meno puzza sotto il naso la mostra…
Faccio il tifo per Tornatore che è il mio regista (italiano) preferito… ma cosa ne è stato di Leningrado?
Sono certa che gli aficionados della Mostra vecchio stampo avranno da ridire. Forse avrò nostalgia dei commenti in coda, in attesa dei film, quando alcuni pseudo-intellettuali criticavano le risate e gli applausi del 99% degli spettatori alla fine di Gli amori di Astree e Celadon!:)Ma Venezia è attraente anche per questo..
A Venezia una standing ovation è rara, nonostante ogni anno ve ne siano sempre di più. In genere le standing ovation vengono riservate a quei film che fanno tirare un sospiro di sollievo dopo una settimana di film che oscillano tra l’introspettivo e il palloso. Non Pensarci fu uno di questi e ciononostante impiegò più di un anno per arrivare nelle sale. Mi chiedo, da un lato, quanto siano prese in considerazione le reazioni del pubblico e della critica a Venenzia. In altre parole se quegli accrediti rossi, verdi e gialli servano realmente a qualcosa. Dall’altro, Venezia ha bisogno di questi film da standing ovation, film più gustosi, più amabili, più digeribili. Quest’anno i nomi sono una buona premessa anche se temo che per una svolta occorreranno ancora diverse edizioni.
Personalmente trovo che una presenza maggiore di film italiani non sia di per sé una buona notizia. Lo sarebbe se fossero film belli e italiani e in quel caso l’aggettivo più importante sarebbe comunque belli, non italiani. Bisogna tenere conto di un fattore: quella di Venezia è una mostra internazionale, sapere che le rimostranze contro i tagli del fus e le “minacce di boicottaggio di noti produttori nostrani” possono influenzare le decisioni degli organizzatori non è cosa buona e giusta. Significa anzi che la politica e le questioni italiane vincono sulle scelte artistiche. No alle quote tricolori a Venezia. E speriamo siano film belli.
Sono d’accordo. L’importante è che i film siano belli, non è fondamentale di certo la nazionalità. Tuttavia fa specie che ci sia voluta una manifestazione e la voce grossa di chi ha in mano il potere sul cinema per dare una virata tricolore alla Mostra. Poi chissà, è tutto un terno al lotto. Magari i film in concorso ci lasceranno dell’amaro in bocca…o magari ci sorprenderanno in positivo. Non ci resta che attendere il 2 settembre.