Marchio Brunetta
Pubblicato sotto "Redacted" il 27 luglio 2009
Renato Brunetta
Nell’intervista realizzata da Aldo Cazzullo a Renato Brunetta (pubblicata da corriere.it), il ministro spara ad alzo zero sulla Venezia di oggi (e di ieri), quella che definisce “con il marchio di Cacciari”. Nell’intervista, il percorso è d’obbligo: dall’amministrazione della Serenissima a quella della Mostra del Cinema, da una critica alla gestione a uno sguardo al cinema in senso lato. Ecco il ministro: “In questo Belpaese si confondono cultura e spettacolo. La cultura è un bene pubblico, e va finanziata dallo Stato: scuole, conservatori, musei. Ma perché bisogna foraggiare il cinema?”. Sono tre righe, bastano e avanzano. Non tanto per la questione finanziamenti e per le proteste ai tagli del FUS annusate in questi giorni, ma per una netta scelta di posizionare il cinema al di fuori della cultura. Si potrebbe scrivere che è l’ennesima dimostrazione di, è solo l’ultima uscita di un governo che, è l’inequivocabile deriva da. Si finirebbe però per annacquare la splendida sintesi griffata dal ministro, che dice tutto e toglie la necessità dei commenti.
Marco Villa
Confondere la cultura con lo spettacolo? Temo che il ministro ci abbia preso in pieno. Ora, è facile dire che il cinema è cultura in senso assoluto e che merita i finanziamenti statali ma se mi fermo un attimo a riflettere e osservo i frutti degli investimenti pubblici ci vedo ben poca cultura in questo cinema.
Lo stato non dovrebbe investire a fondo perduto in un cinema che non produce cinema, un cinema che alterna panettoni a film intellettuali che nessuno vuole vedere, un cinema che ci costringe ad essere fan di vecchi film perché non troviamo nulla di meglio con cui sostituirli. Questo cinema ci porta continuamente a pensare che il cinema del passato sia grande, inarrivabile, ineguagliabile: continuiamo a fare i conti con il passato anziché dimenticarlo.
A mio parere il problema è alla radice: in Italia mancano infrastrutture SERIE e scuole di cinema. E’ vero, potreste ribattere dicendo che i più grandi registi non hanno imparato a fare cinema in scuole apposite (uno a caso, Kubrick), ma come mai un regista – a mio parere mediocre – come Gabriele Muccino, appena è sbarcato negli Stati Uniti, ha finalmente cominciato a realizzare film degni di questo nome? Come se non bastasse, qualche giorno fa leggevo che il nostro attore di punta Elio Germano, durante il Giffoni Experience, ha affermato che durante la sua esperienza negli Stati Uniti si è reso conto che i nostri set sono paragonabili a campi rom. E’ un cane che si morde la coda: pochi investimenti in scuole di cinema e infrastrutture (dalle scuole di sceneggiatura a quelle di regia vere e proprie) -> poca inventiva e sperimentazione -> film mediocri o di infima qualità (vedi i cinepanettoni). La scarsa qualità è un effetto, non una causa come diceva Lorenzo. Vedremo se il polo lombardo che è stato inaugurato qualche giorno fa sarà in grado di risollevare le sorti della nostra produzione nostrana.
Già, magari la storia della Lega Lombarda ci regalerà una nuova Armata Brancaleone.
A mio avviso la dichiarazione del Ministro è molto grave e non si può assolutamente giustificare. Forse mi sbaglio ma Brunetta ha fatto la figura da ignorante.
Più che altro è assurdo credere ancora che il cinema non possa essere inserito nell’ambito culturale. Dovremmo dare la colpa ad alcuni registi nostrani che hanno diffuso l’idea di un cinema prevalentemente dedito al mero spettacolo? (che poi, se proprio volessimo fare le pulci al discorso, “fare spettacolo” è da intendere in senso dispregiativo?)
A mio parere le dichiarazioni del ministro non fanno altro che confermare che ciò che davvero manca in italia è un educazione culturale a 360 gradi che comprenda anche lo studio dei grandi maestri del cinema italiano e non.
se i ragazzi cominciassero ad avere una cultura cinematografica decente, probabilmente cambierebbe anche il modo di vedere il cinema e forse molti film d’autore che adesso passono completamente inosservati porterebbero il loro messaggio a molte più persone.
Perfettamente d’accordo con Lynve. Il problema è che bisognerebbe educare i ragazzi a partire dal mezzo di cui maggiormente usufruiscono, quello televisivo. Perchè, anzichè relegare le interessantissime rassegne di cinema d’autore (e non) ad orari improponibili, non ripristinare il cinema di prima serata con titoli incredibili che hanno fatto grande la storia del cinema internazionale? Sarò nostalgica, ma io ricordo di aver visto la maggior parte dei film di Hitchcock e Totò (solo per citare due esempi a caso) sulla tv generalista in prima serata. Sarebbe un male ripristinare il tutto, tra una tetta da Grande Fratello e un litigio a Uomini e Donne?
Beh il ruolo della De Filippi è chiaro: far entrare donnette nel letto del presidente. Il cinema forse le allontana