Dedicato a quelli che non si rendono conto

Pubblicato sotto "Crossroad" il 13 luglio 2009

editoriale54Spesso sono i dettagli a rivelare la sostanza delle cose.
Nella recente riforma dell’ordinamento dei nostri licei proposta dal Ministro Gelmini c’è un dettaglio rivelatore di cui nessuno ha parlato: anche questa volta si continua a escludere il cinema e la cultura visuale dalle materie curriculari del nostro ordinamento didattico e formativo. Siamo ormai l’unico Paese europeo in cui non si studia il cinema nelle scuole. L’unico in cui un ragazzo o una ragazza possono prendere la maturità classica, magari con il massimo dei voti, sapendo tutto – poniamo – su Ugo Foscolo, ma non avendo visto Apocalypse Now o 2001: Odissea nello spazio, e senza aver mai sentito parlare di La dolce vita o di Rocco e i suoi fratelli.
E poi ci si stupisce che i ragazzi non abbiano gli strumenti necessari per leggere e interpretare il presente, o che rifiutino la scuola e le esperienze che essa propone…
Nessun governo, né di destra né di sinistra, ha mai messo in agenda
il problema. Nessun Ministro se n’è mai occupato. Disattenzione? Mancanza di risorse economiche? Non proprio. Non solo. In un Paese in cui il 70% dei cittadini – secondo un recente rapporto Censis -
decide i propri comportamenti di voto esclusivamente sulla base
di informazioni e/o suggestioni ricavate dalla televisione, qualcuno deve ritenere molto comodo che questa fetta di elettori sia formata
da analfabeti visuali. Cioè da persone prive dei saperi minimi necessari a decodificare, interpretare e rielaborare i linguaggi audiovisivi. Una classe politica autoreferenziale, preoccupata solo di perpetuare se stessa, continua a rendersi responsabile di un gap culturale di cui pagheremo tutti, prima o poi, le conseguenze. Ammesso che non le stiamo già pagando, senza che ancora ce ne rendiamo conto.

Gianni Canova

Un Commento a “Dedicato a quelli che non si rendono conto”

  1. Cami scrive:

    “La seconda che hai detto” gracchierebbe Quelo alias Corrado Guzzanti e poi aggiungerebbe “C’è grossa crisi”.
    Ogni tanto penso che un giorno svegliandomi realizzerò che la nostra pelle ha assunto sfumature verdastre, abbiamo occhi da triglia e puzziamo di cadavere… magari sono la solita catastrofista, ma mi domando se bisogna sempre aspettare che “il senno di poi” si trascini dietro il revisionismo, o se invece si può iniziare a constatare con mano il degrado dell’industria culturale italiana e il progressivo sbriciolamento del nostro sistema educativo, una volta, dicevano, tra i migliori al mondo. Siamo in grado di fare un’analisi del presente per il presente, invece che limitarci alla solita analisi nel futuro per il passato?
    Io sono indignata, ma vorrei tanto usare un’altra parola… vorrei che gli orizzonti delle nostre scuole fossero più lontani per permettere agli sguardi dei ragazzi di spaziare in un’infinità di direzioni, vorrei che nuove idee soffiassero via quello spesso strato di polvere che ormai ha cementato l’insegnamento italiano, vorrei che fossimo meno pedanti e più pratici e vorrei che la curiosità si potesse appiccare come un incendio ad agosto…
    Ma poi mi viene in mente cosa scrisse Muriel Barbery nel delizioso L’eleganza del riccio, parlando di “un occhio che percepisce ma non scruta, crede ma non interroga, è privo di desiderio e non persegue nessuna crociata”… e mi sento come se intere generazioni si stessero guardando allo specchio.

    Ve lo ricordate Batman Forever di Joel Schumacher?
    Vi ricordate quella trappola ciuccia pensieri piazzata sopra le tv per la lobotomia di massa?
    Nella nostra realtà sembra non ci sia bisogno di un genio del crimine di verde vestito (mitico Jim Carrey) per ottenere il medesimo effetto.
    Siete terrorizzati? Io si e spero tanto di non essere sola, la paura, di solito fa spalancare gli occhi.

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