[ Nichi ]

La storia – La campagna elettorale di Nichi Vendola.

La brevità del suo nome, Nichi, è un buon inizio. Rapido scatto per predisporre l’attenzione. Un nome giusto, si direbbe, o da evitare quando lo pronunci e stai dall’altra parte (meglio Vendola o chissà quanti altri divertissement non legati all’agire politico. Il ricco book di celie e barzellette degli omofobi fittiani in campagna elettorale ha allargato gli orizzonti dell’umanità e dimezzato i voti nelle loro urne). Il solo nome possibile per preservarsi dall’onomastica del palazzo del potere. Solo Nichi, che indigni o esalti. Nichi, autodefinitosi «reo di porto abusivo di sogno», ha prodotto sogni dal 15 gennaio al 4 aprile, dalle primarie alle elezioni regionali. Chi ha potuto ha detto, fatto, filmato, dipinto, fotografato, scritto per lui. E, in un’ultima razione, votato. Per seguire la ragione di un sogno dal nome nervoso e rapido che coincide con una possibilità per il Sud. È l’anomalia del comunista Vendola che ne fa, ogni giorno di più, una salda icona mediatica, dalla visita del papa a Bari (Nichi è sentitamente cattolico) al Gaypride di Milano (Nichi è serenamente omosessuale). Nichi, assai semplicemente, è il titolo del docufilm diretto e prodotto da Gianluca Arcopinto (l’inventore dell’indipendente Pablo) da un’idea di Alessandro Contessa. I due sono stati ombra curiosa e costante del candidato nel corso della sua campagna per le regionali. E il ritratto che di lui hanno consegnato ha diviso. Non si fa menzione della sua omossessualità, né della sua militante appartenenza a Rifondazione Comunista, né della sua fede cattolica. O almeno non accade per chiara esposizione. Nichi ripreso da Arcopinto in un neutro salotto pratica l’autonarrazione, disciplina e termine che predilige. Racconta di sé, della sua infanzia e delle lotte. Gli innesti montati parlano, del comunista Berlinguer che sradica dalla morte le parole a fatica nel suo ultimo comizio, dell’omosessuale Pasolini e della sua bara portata a spalle da Bernardo Bertolucci, Ninetto Davoli, Franco Citti mentre Moravia leva alto il lamento per aver perso il più grande poeta del secolo, del cattolico don Tonino Bello dal sorriso scavato dalla malattia che guarda prima di una sua ennesima coraggiosa partenza. Sono loro, immensi e unici, ma sono anche la speranza riflessa su di lui nella misura in cui ne è stato definitivamente segnato dalla prima giovinezza in poi. Dalla prima visita a Botteghe Oscure all’ultima in ospedale a don Tonino. Figure cardine intrecciate, passato che s’affaccia sul presente dominato da parole che hanno ancora un senso come lotta, fabbrica, lavoro, poetico divenire. Accompagna la visione di Nichi il cortometraggio Chiamatemi Nichi girato da Filmon Aggujaro e dedicato più intimamente alla famiglia Vendola nelle ore infinite che separano Nichi dalla vittoria.

Antonella Gaeta

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