Bavaglio

Pubblicato sotto "Parole" il 25 giugno 2009

arancia_bavaglioIl regime iraniano ha messo il BAVAGLIO all’informazione.
Così titolavano nei giorni scorsi i giornali italiani.
Ma cosa significa “mettere il bavaglio”? “Imbavagliare”?
Ha qualche rapporto con la BAVA?
E con il BAVAGLINO dei bambini?
Voi vi siete mai sentiti imbavagliati?
E avete mai avuto voglia di imbavagliare qualcuno?
Qual è la MIGLIORE scena di un film con qualcuno imbavagliato che ricordate?
E’ possibile pensare anche a un uso positivo del BAVAGLIO?
Di che colore è il vostro bavaglio ideale?
La rete e il web rendono davvero il mondo senza bavagli?

Redazione

4 Commenti a “Bavaglio”

  1. bruno.grassi scrive:

    Il bavaglio non mi fa venire in mente un film, nemmeno un oggetto concreto, e non un persona. E’ qualcosa di più, che non riesco ad identificare, ma che se proprio mi sforzo posso vederlo avvolgere la parola Italia.
    Se l’Iran in questi giorni sta mostrando il lato violento ed esplicito della mancata libertà di informazione, il mio bavaglio, quello che ho in test, è invece quello italiano, quello che non uccide la persona, ma il pensiero. Quello che rende inermi di fronte alle ingiustizie. Quello che stiamo vivendo da anni; quello a cui la gente si è abituata, come in un vero regime.
    In molti butteranno fuori una risatina, un mavalà, un esagerato. Perché è così. Se la violenza non si sente sulla pelle, allora non è violenza. Se le ingiustizie non vengono passate dai tiggì come tali, allora non lo sono. Se nessuno ti ferma e ti spara se urli governo ladro per strada, allora c’è libertà di informazione. D’altronde è evidente. Se i giornali sono liberi di scrivere contro le figure istituzionali più alte, e i tiggì sono liberi di denunciarli e non fare servizio pubblico, un italiano medio, mi chiedo, a chi dovrebbe credere? Alla classifica mondiale di libertà di stampa in cui risultiamo al 44° posto? In cui l’Italia è tra i Paesi semiliberi? Dovrebbe credere a un Travaglio, riconosciuto solo all’estero per l’informazione che fa, e attaccato dalla classe politica e non solo, in Italia?
    Un bavaglio per non parlare, quindi. Ma anche per non sporcarsi, come il bavaglino dei bambini. Ecco, sì, un bavaglino, per non sbrodolarsi, riempirsi la bocca di troppe cose, o averne troppe da dire. Un bavaglio non-violento, che ci insegnano ad usare da quando siamo piccoli, così da farci capire che essere imbavagliati è una questione di educazione. E basta.
    Così che ci possiamo stupire quando in un film un attore viene torturato e imbavagliato, e soffrire con lui. E usciti dal cinema possiamo tirare un sospiro di sollievo. Perché crediamo di essere liberi.

  2. Roberto Simeoni scrive:

    Se penso al bavaglio il primo film che mi viene in mente è “Opera”: al giorno d’oggi, guardando la televisione, ci si sente spesso così, come Cristina Marsillach nel film di Dario Argento: con del nastro adesivo che ti tappa la bocca, impedendoti di esprimere tutto il disprezzo che provi in chi ci governa e con degli spilli sotto gli occhi che ti costringono a vedere lo scempio che la peggior classe dirigente del mondo occidentale compie ogni giorno al nostro paese. Il momento nel quale questa sensazione è stata più forte l’ho avuto in occasione della presa di posizione di Silvio Berlusconi nella tragedia che riguardava la famiglia di Eluana Englaro: avrei voluto chiudere gli occhi e le orecchie e urlare a pieni polmoni!

  3. Fac scrive:

    Qual è la MIGLIORE scena di un film con qualcuno imbavagliato che ricordate?

    Senz’altro LE IENE con il poliziotto torturato da Mr. Blonde: l’empatia e l’impersonificazione in un personaggio è ancora più forte dal momento in cui Tarantino decide di non inquadrare l’azione di Mr. Blonde.
    Ma al tempo stesso la scena è viva con le grida strozzate del poliziotto imbavagliato

  4. Cami scrive:

    Il bavaglio più terrificante è il bavaglio che non si può togliere.
    Nulla ci tappa la bocca, siamo anzi liberi di urlare a squarciagola, ma un tale bavaglio rende ogni sforzo vano, poiché le nostre parole sono svuotate di senso, non ci vengono negate diventano semplicemente inutili. Veniamo denudati della credibilità del nostro pensare, non tappato ma strappato è il nostro status di esseri umani raziocinanti. In pratica veniamo estromessi dall’ordine costituito perdendo ogni potere e diritto, incluso quello di difendersi, in quanto viene minata la stessa capacità di chiedere aiuto.
    Le urla dei pazzi non raggiungono molte orecchie, ma se anche lo facessero… sono pazzi, no?
    Che colore ha un simile bavaglio? Il colore del potere, qualsiasi veste esso assuma (istituzionale o meno) è in grado di esercitare una forza brutale sulle nostre vite.

    Credo che questo leitmotiv non sia per nulla sconosciuto al cinema, che avrà di certo declinato il fenomeno nelle sue varie tipologie… io al momento ho in mente un paio di pellicole (non dubito che ci siano esempi più calzanti): un film recente potrebbe essere Changeling di Clint Eastwood e uno passato, in cui forse la tematica è un po’ blanda ma a cui sono molto affezionata, è Improvvisamente l’estate scorsa di Joseph Mankiewicz.

    Si potrebbe pensare che oggi, per imbattersi in simili scenari da incubo fuori dalla sala cinematografica, sia necessario viaggiare indietro nel tempo o molto lontano nello spazio, dove ancora il sole della civiltà non ha steso i suoi raggi… è così?
    Io non dubiterei della possibilità che, un giorno o l’altro, un revisionista di belle speranze non decida di spennellare di rosa qualche usanza avita, a volte sembra che basti solo cambiare il nome…

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