[ American Dreamz ]
La storia – American Dreamz è il titolo della trasmissione televisiva più seguita degli Usa. Vi partecipano tra gli altri un ragazzo d’origine araba e uno ebreo, ma anche l’uomo più potente del mondo.
Dopo aver sperimentato con In Good Company – e con discreto successo – una formula fatta di commedia e riflessione amara (se non impegnata) sulle dinamiche economiche e di politica del lavoro della contemporaneità, Paul Weitz tenta il bis e allarga sguardo e tematiche con American Dreamz.
In questo suo nuovo film infatti il regista americano utilizza lo stesso tono generale – quello della (apparente) commedia – per trattare di alcuni dei temi socio-politici più rilevanti dei nostri giorni: dalla guerra in Iraq al terrorismo islamico, da una presidenza statunitense caratterizzata da inettitudine politica e personale a una società sempre più (negativamente) televisiva e televisivizzata.
E al di là della pur divertente satira politica contenuta nel film (raccontata soprattutto attraverso un aspirante kamikaze in fondo non così certo della propria vocazione di martire islamico e un Presidente americano stressato e stanco di essere eterodiretto, un ottimo Dennis Quaid), ci sembra proprio il versante del racconto che si concentra sul valore attuale della televisione quello più meritevole, strutturato e degno d’attenzione. Tutto e tutti nel film di Weitz ruotano infatti intorno (e dentro) lo show televisivo che gli dà il titolo: chi lo presenta lo considera l’unica realtà dove (auto)affermarsi; chi lo guarda vi trova la rappresentazione ingannevole di un mondo ideale oramai inesistente dove persino i conflitti più sanguinosi del nostro secolo possono trovare sublimazione, sintesi e riscatto; e farvi parte diventa indispensabile per darsi una visibilità che è statuto non solo di valore, ma persino d’esistenza, per tutti: che si sia la figlia di una provincia regno del white trash o quello che è considerato l’uomo più potente del mondo. American Dreamz (lo show) è il simbolo di una società che riesce a negoziare e risolvere conflitti (politici o esistenziali, poco importa) solo facendosi (e facendoli) Tv. Una Tv che si spinge inconsapevolmente (?) ai suoi limiti, ma che anche quando letteralmente esplode per la sua temerarietà, rinasce dalle sue stesse ceneri come una novella araba fenice. American Dreamz (il film) è il simbolo di un cinema che sta facendo i conti con l’abdicazione di un ruolo rappresentato per anni proprio a favore del piccolo schermo, ma che – con felice e lucida ostinazione – non vuole saperne di smettere di osservare, riportare e – con una consapevolezza critica ancora estranea alla Tv – analizzare.
Federico Gironi
